Risolto il mistero
dell’ipertricosi, ossia la rarissima patologia che in passato veniva scambiata
per la capacità di alcuni uomini di trasformarsi in fantomatici ‘lupi mannari’.
È per via di un gene situato su uno dei bracci del cromosoma X e che è da poco
stato scoperto da un team di ricercatori della Baylor School of Medicine
Houston nel Texas; è un’unità di materiale ereditario che possedevano i nostri
antichi progenitori e che serviva loro per mantenere folta la peluria del corpo
necessaria a proteggerli dal freddo. Specificatamente, il riferimento è alla
forma più grave di ipertricosi, ovvero quella congenita, che contraddistingue
in media una persona su dieci milioni. In altri casi l’ipertricosi può essere
favorita da varie patologie: malattie ovariche, alterazioni surrenaliche, ovaio
policistico, sindrome di Cushing, endocrinopatie, iperprolattinemia e obesità.
L’incidenza dell'ipertricosi è insignificante nella razza gialla e in quella
nera, è poco comune nel Nord Europa, mentre è molto frequente nei popoli del
bacino mediterraneo. La patologia non va confusa con l’irsutismo, il virilismo
pilifero e determinate malattie di natura psichiatrica. Nei primi due casi il
riferimento è fenomeni che riguardano la comparsa nella donna (nel 5 – 10% dei
casi) di pelosità in aree corporali di solito concernenti la fisiologia
maschile. Nel terzo si annoverano casi particolari di schizofrenia in cui il
paziente si auto convince di essere un animale, in questo caso un lupo, ma può
anche credere di essere un pesce, o un uccello. C’è infine chi della
ipertricosi ne ha fatto un pretesto per diventare ricco e famoso: è il caso di Jesus
Manuel Fajardo Acevas, detto “l’uomo lupo”, entrato nel guinness dei primati
come l’uomo più peloso del pianeta.
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lunedì 28 gennaio 2013
lunedì 7 febbraio 2011
Creme di bellezza... radioattive
La pubblicità di una crema per viso a base di radio, elemento radioattivo scoperto nel 1898 da Marie e Pierre Curie. Nel 1933 – anno in cui venne distribuito questo prodotto 'di bellezza' – gli elementi radioattivi erano considerati benefici per la salute.
sabato 31 luglio 2010
L'invasione delle supermosche
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| La cantante Mollie King |
martedì 15 giugno 2010
Malati di tintarella
A tutti piace prendere il sole in estate, e tornare a casa un po’ più "scuri" del solito. In realtà per molte persone l'abitudine alla tintarella può trasformarsi in una vera e propria ossessione. In questo caso si parla di tanoressia. Secondo uno studio diffuso in questi giorni dall'Istituto di ricerca di dermatologia globale (Irdeg) il fenomeno riguarderebbe soprattutto le donne di età compresa fra 25 e 45 anni, magre, fumatrici, con un fototipo piuttosto scuro (che non si scotta facilmente). Per questo tipo di persone l'abbronzatura è una necessità assoluta: non hanno, peraltro, nessuna paura a rimanere per ore sotto il sole cocente, anche nei momenti più caldi della giornata, possibilmente senza utilizzare le creme solari protettive. Un male, dicono gli esperti, perché a lungo andare il sole può provocare seri problemi alla pelle, che vanno da banali eritemi e malattie tumorali. Inoltre i raggi solari "stressano" l'epidermide, provocando un invecchiamento precoce delle cellule che lo compongono. Le statistiche parlano di circa 11milioni di italiani che hanno trasformato l'abitudine alla tintarella in una dipendenza a tutti gli effetti. In questi casi si ricerca incessantemente il colore ambrato della pelle, anche durante l'inverno: in particolare, i tanoressici, quando fa freddo, ricorrono ai lettini solari e alle lampade a raggi UV. Il problema era già stato sollevato anni fa da un team di studiosi americani della University of Texas Medical Branch di Galveston. Secondo gli esperti i tanoressici sono colpiti da un vero e proprio disagio psichico, assimilabile alla dipendenza da droghe o alcol: in questo caso "la droga" è appunto il sole. In parte la "dipendenza" è anche dovuta al fatto che la prolungata esposizione solare mette di buonumore, in pratica funge da antidepressivo naturale, essendo legata alla produzione di serotonina. La cura? Non esiste. Tuttavia la raccomandazione dei dermatologi è sempre la stessa: esporsi correttamente all'attività solare, osservando gli orari propizi (mai fra le 12.00 e le 15.00) e usufruendo delle creme solari.
martedì 9 marzo 2010
Il mistero della donna-capra
A una donna cinese di 101 anni sta crescendo sulla fronte un corno del tutto simile a quello delle capre. Si chiama Zhang Ruifang (nella foto http://worldmustbecrazy.com/) e abita in un villaggio della provincia di Henan, Linlou. Il corno ha cominciato a svilupparsi l'anno scorso e ora misura circa 6 centimetri. Una macchia scura dall'altra parte della fronte indurrebbe a pensare che se ne stia sviluppando un secondo. "È iniziato tutto nel 2009", dice Zhang Gouzheng, figlio sessantenne della nonnina cinese, "all'inizio non ci abbiamo dato tanto peso: era solo una piccola estroflessione rugosa della pelle. Poi, però, ci siamo resi conto che stava crescendo un cornino a tutti gli effetti e allora abbiamo deciso di contattare il medico". Processi cheratinosi negli anziani - soprattutto quelli che per molto tempo hanno subito l'azione di raggi solari -sono comuni, ma mai degli scienziati hanno potuto confrontarsi con un fenomeno di questa entità. In medicina si parla di cheratosi attinica per definire lo stadio più precoce di un particolare tumore della pelle. Di solito riguarda gli over 40. Talvolta le cellule della cheratosi attinica vanno incontro a una crescita anomala provocando la formazione di un autentico corno cutaneo. Normalmente queste abnormi crescite cellulari si riscontrano, però, nei pressi dell'orecchio. In questo momento i medici stanno pensando se intervenire o meno chirurgicamente per rimuovere il corno a Zhang Ruifang.
martedì 27 ottobre 2009
Encefaliti, micosi, tbc: malattie tropicali sempre più diffuse anche in Europa
Uno studio commissionato dal governo inglese mette in allarme l’Europa: sono sempre più diffuse le malattie tropicali. Peraltro si conoscono poco e non si è in grado, quindi, di diagnosticarle in tempo. A fare più paura sono le encefaliti virali di origine tropicale. Secondo le stime inglesi sono almeno una cinquantina le persone che, nel Regno Unito, soccombono annualmente a simili patologie. Dati analoghi in Usa. Solo a New York, nel 2000, sono morte almeno dieci persone per questo tipo di malattia. In prima linea c'è dunque la lotta contro le encefaliti da virus del Nilo occidentale e quelle provocate dal virus Tahnya. In entrambi i casi si ha a che fare con agenti virali difficilmente individuabili e trasmissibili da animali come le zanzare. “L’agente patogeno responsabile di questi morbi viene individuato solo nel 40% dei casi – spiega Ernie Gould, ricercatore presso l’ateneo di Oxford. Ma non sono solo le encefaliti a preoccupare. Negli ultimi quattro anni i casi di tubercolosi sono raddoppiati, così come le malattie della pelle causate da parassiti di aree calde, come la larva migrans, la tunga penetrans e le micosi profonde. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero complessivo di persone colpite ogni anno da malattie tropicali si aggira intorno ai 330milioni. 170milioni i casi di Trichomonas; 62milioni quelli dovuti a infezioni da gonococco; 89milioni gli individui vittime di infezioni da Chlamydia; 12milioni quelli soggetti a sifilide. Un terzo dei nuovi casi (111milioni) riguarda, peraltro, giovani di età inferiore ai 25 anni. Ma da dove arrivano queste malattie e perché sono diventate così frequenti? Secondo gli studiosi britannici “molti di questi virus si nascondono nella popolazione animale più comune: insetti, conigli e uccelli”. Qui passano un lungo periodo di incubazione prima di colpire l'uomo. I motivi del fenomeno, invece, risiedono soprattutto nel continuo movimento di turisti e nell'immigrazione. Le statistiche dicono che ogni anno nel mondo oltre 1miliardo e 200milioni di persone attraversano i confini del proprio stato, temporaneamente o per sempre. Si calcola che nel mondo gli immigrati siano oltre 175milioni, dei quali 23milioni vivono in Europa. In Italia gli stranieri regolari rappresentano il 4,6% della popolazione residente. Provengono da oltre 156 Paesi di Africa, Asia, America Latina ed Europa dell’Est.
martedì 9 giugno 2009
Vescicole, pruriti e arrossamenti. Sei milioni di italiani allergici al sole
Sono almeno sei milioni gli italiani vittime dell’allergia al sole, e il numero è in costante crescita (dal 2000 a oggi i casi di fotodermatosi sono raddoppiati). La patologia colpisce soprattutto le donne su braccia e decolletè e individui vittime di psoriasi o dermatite atopica. Non va confusa con l’eritema – altra nota patologia ‘solare’ – con la quale, comunque, presenta dei sintomi comuni. Fra i sintomi dell’allergia al sole ci sono vescicole, pruriti, arrossamenti. La malattia si combatte innanzitutto con una buona alimentazione a base di frutta e verdura. Nei casi più seri, però, è necessario sottoporsi a una visita specialistica dermatologica. Il medico, in base al fototipo, sa consigliare la crema protettiva più idonea.(Pubblicato su Libero il 9 giugno 09)
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