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mercoledì 26 maggio 2010

Pipì a letto? Un disturbo per un bimbo su cinque

L’enuresi notturna? È un disturbo molto più comune di quanto non si pensi. Ne soffre un piccolo di cinque anni su cinque, e in certi casi coinvolge addirittura l’adolescente, con ripercussioni di natura psicologica. È ciò che emerge da un articolo pubblicato su OkSalute (Rcs editore). L’enuresi consiste nella perdita involontaria e completa di urina durante il sonno, in un’età in cui la maggior parte dei bambini ha ormai acquisito il controllo degli sfinteri. Secondo alcuni esperti per diagnosticare il disturbo è necessario un periodo di osservazione di almeno due settimane durante le quali il bimbo deve bagnare il letto per almeno tre volte a settimana; per altri, invece, l’osservazione va protratta per tre mesi con almeno due notti bagnate in sette giorni. Le cause? Un ritardo di maturazione della vescica: in particolare il riferimento è alla ritardata maturazione dello sfintere vescicale, un piccolo muscolo che funziona da valvola della vescica e che impedisce alla pipì di fuoriuscire verso l’esterno. Il problema può anche essere dovuto a un insufficiente controllo ormonale. Nel cervello esiste una ghiandola, l’ipofisi, che produce diversi ormoni: uno di questi è l’ADH, che agisce facendo sì che la notte venga prodotta circa la metà della quantità di urina che viene prodotta di giorno. Si è visto che alcuni bambini enuretici hanno inizialmente bassi livelli di questo ormone, che tendono a normalizzarsi in ritardo rispetto agli altri piccoli. Terapie? Considerando che il più delle volte la guarigione si verifica in maniera del tutto spontanea si può ricorrere alla desmopressina (DDAVP, una sostanza simile all’ormone antidiuretico naturale, ADH), che può essere somministrata sotto forma di spray nasale prima che il bambino vada a letto. Oppure possono essere utili i farmaci anticolinergici che aumentano la capacità di contenere l’urina nella vescica.

lunedì 26 aprile 2010

L'inquinamento rimpicciolisce l'organo riproduttivo maschile

0,8. Sono i centimetri in meno di lunghezza del pene dei maschi italiani rispetto a 60 anni fa. Lo rivela uno studio diffuso dagli scienziati dell'Università di Padova. Secondo i ricercatori del Belpaese la lunghezza media dell'organo riproduttivo maschile è passata dai 9,7 centimetri del 1948,
agli 8,9 centimetri dei giorni nostri. La causa? L'inquinamento e in particolare gli estrogeni diffusi in larga quantità nei materiali e nell'ambiente. Sotto accusa anche i principi attivi contenuti nei pesticidi, additivi, metalli pesanti che avrebbero il potere di alterare il normale equilibrio ormonale di un organismo. A causa delle alte concentrazioni di estrogeni a livello ambientale, un bambino su tre nasce con anomalie all'apparato genitale. Inoltre i maschi si sviluppano sempre più tardi, mentre le femmine raggiungono prima l'età adulta. In generale la qualità (e la quantità) dello sperma è andata deteriorandosi nel tempo. E questo spiega il motivo per cui i casi di infertilità maschile sono sempre più numerosi e così le coppie che si sottopongono a fecondazione assistita. Un uomo sano e normale dovrebbe produrre ogni giorno 300milioni di spermatozoi.

mercoledì 4 marzo 2009

Vizi e virtù del Viagra

Sono passati più di dieci anni dall’entrata in commercio del Viagra e la sua importanza nella lotta all’impotenza è ormai consolidata. Ciò che però ancora non si sa con precisione è se il famoso medicinale può far bene anche in altre situazioni. A questo proposito uno studio divulgato recentemente da esperti dell’Università La Sapienza di Roma dice che il Viagra è benefico anche per il cuore. In particolare, secondo gli scienziati, è in grado di aiutare a recuperare la funzionalità cardiaca perduta in pazienti obesi e diabetici. Lo studio - condotto su 100 malati, tutti contraddistinti da un cuore patologicamente ingrossato, ha dimostrato che il sildenafil - principio attivo del Viagra - riesce a modificare la struttura del corpo cardiaco e, rafforzando la struttura muscolare, anche a migliorare la sua funzionalità. La notizia desta una certa curiosità in quanto si è spesso detto che il Viagra è controindicato per chi soffre di malattie cardiovascolari, o chi – avendo la pressione alta – lo assume durante il periodo estivo. Dunque dove sta la verità? Il sildenafil, dopo più di dieci anni di consumo su larga scala, fa bene o male al cuore? “All’inizio si pensava che potesse creare dei problemi cardiovascolari – dice a Libero Patrizio Rigatti, Direttore del dipartimento di Urologia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele – oggi, però, questo rischio si sa che è infondato. Il Viagra è sconsigliato solo alle persone in cura con nitrati, come quelle che soffrono di qualche forma di angina. In questi casi la medicina può provocare un repertino calo della pressione arteriosa che può anche costare la vita al paziente”. Secondo i cardiologi e gli urologi la correlazione fra attività cardiovascolare e impotenza (e quindi utilizzo del Viagra) è sempre stata nota, partendo dal presupposto che nel 50% dei casi la disfunzione erettile è addirittura in grado di predire un infarto. Ciò che non era ufficiale è che potesse realmente fare bene anche al cuore, migliorando la sua vascolarizzazione. “In pratica l’azione benefica del sildenafil nei confronti del cuore è analoga a quella espressa dalla stessa molecola per ciò che riguarda i corpi cavernosi del pene – continua Rigatti -. In entrambe le situazioni, infatti, si ha un miglioramento della circolazione sanguigna. Nel primo caso si vince l’impotenza, nel secondo si contrasta l’ingrossamento del muscolo cardiaco, molte volte anticamera dello scompenso cardiaco, tipico di chi soffre di diabete o obesità”. Ma le proprietà terapeutiche del Viagra non finiscono qui. Il medicinale infatti viene anche utilizzato per contrastare l’ipertensione polmonare, grave patologia che si verifica nel momento in cui la pressione nel ventricolo destro a riposo supera i 25 mmHg. Recentemente dei ricercatori della Universisty of Alberta ad Edmonton in Canada hanno valutato gli effetti nel lungo periodo del Sildenafil coinvolgendo con successo 4 pazienti con ipertensione polmonare. Il farmaco è stato somministrato al dosaggio di 50 mg ogni 8 ore per 3 mesi e in tutti i casi esaminati c’è stato un miglioramento netto della patologia. Dunque il Viagra fa sempre e comunque bene alla salute? “In realtà non sempre è così – prosegue Rigatti -. Come dicevamo prima non è consigliato in chi assume farmaci a base di nitrati. Va poi aggiunta un’altra categoria di malati: quelli affetti da rare e gravi patologie oculari. Chi ha problemi di vista dovrebbe rivolgersi a un oculista prima di assumere il Viagra”. Contro il Viagra c’è infine anche uno studio pubblicato su Fertility and Sterility nel quale si dice che il medicinale ha il potere di ridurre la fertilità maschile danneggiando gli spermatozoi. In questo caso i ricercatori della Queen’s University di Belfast hanno messo in luce che gli spermatozoi esposti al Viagra, a concentrazioni simili a quelle assunte dai maschi, provocano danni a livello dell’acrosoma, il "cappuccio" che copre la testa dello spermatozoo, importantissimo per la fertilità. “Questi risultati però – chiude lo specialista del San Raffaele - necessitano di valutazione su ampia scala e su casistiche multicentriche”.

(Pubblicato su Libero il 4 marzo 09)

sabato 3 maggio 2008

Miracoloso gene k. Basta iniettarlo e addio impotenza

Vincere l’impotenza con la terapia genica. È la promessa di un team di studiosi statunitensi. La terapia è stata messa a punto dall’urologo Arnold Melman dell’Albert Einstein College of Medicine di New York ed è stata recentemente approvata dalla Fda (Food and Drug Administration). L’operazione consiste nell’iniettare direttamente nel corpo cavernoso del pene la molecola vettore del gene K. La conseguenza di ciò è l’aumento dell’azione dei canali del potassio sulla membrana cellulare delle cellule muscolari lisce dei corpi cavernosi dell’organo genitale, con un successivo miglioramento significativo di scambio di ioni del minerale e quindi della capacità di vascolarizzazione del pene. Più in dettaglio, il gene preso in esame, codifica per i cosiddetti canali Maxipotassium. “L’iniezione provoca l’apertura dei canali del potassio. Quando ciò avviene si ha la migrazione degli ioni potassio all’esterno della membrana cellulare che, polarizzandosi, porta a un rilassamento del muscolo, e infine all’erezione – ha commentato Arnold Melman, direttore del Dipartimento di urologia dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University e fondatore della Ion Channel Innovations. I risultati clinici ottenuti su un primo gruppo di pazienti (11 in tutto) sono ottimi. Per ora la ricerca ha raggiunto lo stadio della fase I. È stata condotta su volontari sani, dimostrando la sua efficacia: l’effetto è molto duraturo (maggiore di sei mesi) e la terapia si è dimostrata una valida alternativa a quella tradizionale compiuta con il sildenafil - noto come Viagra o pillola blu - o medicamenti analoghi. Peraltro si elimina l’effetto collaterale che insorge più spesso nel corso di terapie contro la disfunzione erettile, cioè il priapismo, la persistenza dell’erezione, non causata da desiderio. L’intervento si è visto infine che agisce con successo sia sui malati di diabete che soffrono di disfunzione erettile sia in chi è avanti con gli anni. La disfunzione erettile è un problema medico molto diffuso che colpisce almeno 1 uomo su 3 fra 40 e 70 anni e può insorgere a qualsiasi età, sebbene sia più frequente dopo i quarant’anni. Secondo i dati forniti dalla Sia (Società italiana andrologia) sono circa 2,8 milioni gli italiani che soffrono di disfunzioni erettili, il 2 percento dei quali è costituito da adolescenti e l’8 percento da giovani, e oltre 4 milioni quelli che invece eiaculano precocemente.