giovedì 1 maggio 2008

Distratti, fatevi coraggio, una pillola vi guarirà

L’essere troppo distratti a volte può giocare brutti scherzi. Si dimenticano le cose, non si compiono bene i lavori che ci sono stati assegnati, si perde del tempo prezioso. Ma ora una pillola di nuova generazione promette di risolvere l’eccessiva distrazione e insieme anche di curare alcune malattie neurodegenerative come la demenza senile. Il merito va a una classe di molecole conosciute come ampachine, dalle quali è stato recentemente sintetizzato un nuovo miracoloso principio attivo: la sua sigla è CX717. Quest’ultimo ha la capacità di stimolare l’attività del glutammato, un neurotrasmettitore importante per la memoria, senza gli effetti collaterali imperstimolanti delle sostanze attualmente in uso. (Il glutammato monosodico è un sale dell’acido glutammico, uno dei 20 amminoacidi componenti le proteine. È presente nel cervello ed è implicato nelle attività concernenti l’essere sbadati e la smemoratezza). In particolare le ampachine sono state studiate da Julia Boyle, presso il centro di ricerca del sonno della università del Surrey, e i suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista “New Scientist”. La studiosa dice che la loro azione non ha nulla a che vedere con gli stimolanti fisici come le anfetamine e che quindi potrebbero essere potenzialmente prescritte a chiunque. In particolare, lo scopritore delle ampachine, Gary Lynch della università della California a Irvine, dice che il principio attivo isolato risulterà utilissimo per chi è troppo distratto e per chi lotta contro malattie del cervello come l’Alzheimer. I test condotti a livello preliminare su un gruppo di volontari maschi tra i 15 ei 48 anni hanno dato ottimi risultati. La medicina a base di CX717 ha in particolare dimostrato di favorire il “dialogo” tra i neuroni, specialmente di quelli legati alla disattenzione. Samuel Deadwyler, della Wake Forest University ha ammesso che “il nuovo medicinale aumenta l’abilità di alcune aree che si attivano quando si è privi di sonno. In futuro sarà dunque possibile usare le ampachine anche per rafforzare alcuni deficit cognitivi, come quelli tipici delle malattie neurodegenerative, degli ictus o di altre forme di demenza”. Gli scienziati concludono affermando che per il momento è presto per cantare vittoria, ma di sicuro una nuova strada verso la cura dei disturbi cognitivi è stata aperta.

(Pubblicato su Libero il 30 dicembre 06)

Api, mosche e carpe curano i nostri mali

Applicare fisicamente sul corpo di un malato un animale per combattere le malattie. Era un pratica frequente fino al secolo scorso, poi con i progressi della medicina la cosiddetta bioterapia è venuta meno. In realtà da pochi anni a questa parte sta vivendo una seconda giovinezza: molti tra i più importanti ospedali del mondo, Italia compresa, stanno infatti rispolverando antichi trattati di medicina per scovare vecchi rimedi ottenibili tramite l’azione diretta di un animale su un corpo umano. Partiamo con l’apiterapia. In questo caso l’azione diretta su un corpo è determinata dall’impiego dei più noti imenotteri. Si utilizzano le tipiche pinzette da laboratorio, si prende un’ape viva, e la si pone sul punto anatomico del malato sul quale si intende intervenire. L’ape fa il suo dovere, cioè punge il malato: in questo modo il suo veleno penetra nei tessuti e incredibilmente, anziché aggravare la situazione del paziente, la migliora. Come? Facendogli sparire il dolore. L’apiterapia è consigliata soprattutto per chi soffre di dolore cronico, in particolare per chi ha problemi muscolari: il veleno degli imenotteri svolge una funzione analgesica. Stimola le ghiandole surrenali a produrre un’elevata quantità di cortisone naturale, che funge da antidolorifico e antinfiammatorio. Il veleno è utilizzato anche per combattere malattie reumatiche, sciatalgie, lombalgie. (Lo shock anafilattico è scongiurato da un’iniezione di adrenalina). Abbiamo poi le carpe che servono a combattere patologie della pelle come la psoriasi. Ci sono delle sorgenti naturali nel Caucaso dove vivono carpe della specie Garra rufa e Cyprinon macrostomus. In queste pozze i malati si immergono e lasciano che i pesci si nutrano delle scaglie della pelle tipiche della malattia, di cui vanno ghiotti al pari dello zooplancton, loro cibo tradizionale. Dicono gli scienziati che con la bioterapia basata sulla azione delle carpe si possono raggiungere ottimi risultati: la cura dura 3 settimane e consiste in due sedute al giorno di 4 ore l’una. Altro rimedio bioterapico è quello dell’applicazione delle larve di mosca per arrestare la crescita dei germi dovuta a escoriazioni e di guarire le ferite. La cura con le larve dei ditteri è stata recentemente reintrodotta in Inghilterra in 400 ospedali. Secondo Steve Thomas, medico del Princess of Wales Hospital di Bridgend (GB), le larve delle mosche sono ancora più potenti degli antibiotici. Infine ci sono le più note sanguisughe, da non molto alla ribalta delle cronache per il fatto che, molti vip hollywoodiani, hanno deciso di farsi curare con esse: famose in particolare le foto della schiena di Gwyneth Paltrow, in cui si vedono benissimo i segni lasciati dai famosi irudinei. Dopo tanto tempo le sanguisughe sono tornate in farmacia al costo di 20 euro a “confezione”: si tengono in una bacinella d’acqua a temperature di 5 – 15 gradi centigradi e le si utilizzano al momento opportuno. Secondo Scott Levin, chirurgo della Duke university, le sanguisughe sono in grado, in campo chirurgico, di aiutare a riconnettere non solo arterie, ma anche le piccolissime venuzze della mano e del polso negli interventi in cui l’arto viene reimpiantato dopo incidenti di varia natura. Inoltre le sanguisughe quando sono all’opera iniettano nei pazienti un potentissimo cocktail fatto di sostanze anticoagulanti, anestetizzanti e antibiotiche che riducono la pressione dovuta alle perdite di sangue.

(Pubblicato su Libero il 30 novembre 06)

Lo fa una sola volta, ma con tutti

C’è un animale (femmina) in Oceania che si accoppia con più maschi, ma una sola volta nella vita e dà così alla luce cucciolate di fratellastri, ognuno proveniente da padri differenti. Come è possibile? Lo sperma dei vari partner si accumula in una sacca speciale della zona ovarica dove rimane attivo per almeno un paio di settimane, dopodichè – solo quello proveniente dagli esemplari più forti - feconda gli ovuli. Gli scienziati sono giunti a concludere che questo non è altro che uno stratagemma messo in atto dall’animale – l’antechinus bruno (Antechinus stuartii), specie carnivora delle dimensioni di un topo e appartenente alla famiglia del diavolo della Tasmania - per salvaguardare e rafforzare la specie. In questo modo il rimescolamento genico è assicurato e dunque anche la maggior resistenza alle malattie. La ricerca, pubblicata su Nature, è stata condotta da Diana Fisher della scuola di botanica e zoologia dell’università di Camberra. La studiosa ha seguito attentamente i piccoli marsupiali e ha scoperto che l’antechinus bruno si riproduce una sola volta nella vita: per questo motivo ha bisogno di assicurare alla propria prole le migliori probabilità di sopravvivenza. La dimostrazione che gli esemplari promiscui hanno figli più resistenti degli altri la si è avuta dal seguente esperimento. Gli studiosi hanno prelevato le femmine dall’ambiente naturale durante la stagione degli amori e, ogni 48 ore, ad alcune hanno consentito di accoppiarsi con un singolo maschio, mentre altre hanno avuto tre differenti partner. In seguito le famiglie sono state liberate quando ancora i piccoli vivevano nel marsupio, e il risultato ha stupito gli stessi ricercatori: il tasso di sopravvivenza dei cuccioli nati da madri promiscue era tre volte maggiore di quello del gruppo monogamo.

Nel cervello la causa della morte in culla

Ogni anno nel mondo sono migliaia i bimbi che muoiono nel sonno per colpa della Sids o “Sudden Infant Death Syndrome”. È una malattia di cui si sa poco o nulla, ma che ora, grazie a uno studio effettuato da scienziati della Harvard Medical School di Boston, potrà essere meglio combattuta. Fino a oggi si pensava che la cosiddetta “morte in culla” dipendesse essenzialmente da un cattivo funzionamento del cuore. In realtà gli studiosi statunitensi dicono che il fenomeno è dovuto a un cattivo funzionamento del cervello, e che le crisi cardiorespiratorie tipiche della malattia, sono la conseguenza di ciò. Sotto esame un’area specifica del cervello, quella che controlla le attività involontarie come il respiro e il ciclo sonno-veglia: è la zona del midollo allungato. Qui, dicono i ricercatori, avverrebbe qualcosa di anomalo, soprattutto nei maschi: si accumulerebbero in sovrappiù neuroni che sintetizzano la serotonina, ormone del cervello umano responsabile di numerose funzioni. Questi neuroni in pratica impedirebbero al cervello di reagire a condizioni di soffocamento o posizioni scomode durante il sonno. Pertanto se un bimbo si trova a dormire a testa in giù, non riuscendo a respirare, finisce per perdere coscienza e non svegliarsi più. Gli studiosi sono arrivati a questo risultato scrutando con accortezza i meccanismi fisiologici di bimbi colpiti da SIDS. Oltre all’eccezionale presenza di neuroni che sintetizzano la serotonina gli scienziati hanno notato nei piccoli malati anche anomalie nel numero e nell’attività delle proteine recettoriali, necessarie alla serotonina per controllare la respirazione. La SIDS rappresenta la prima causa di mortalità nella fascia di età da 1 a 12 mesi di vita. È più frequente tra i due e i quattro mesi e dei bambini che muoiono circa il 60 percento sono di sesso maschile. L’incidenza della SIDS varia da casistica a casistica da un minimo di 0,5 per 1000 nati vivi ad un massimo di 3,5 per mille. In Italia nascono ogni anno 500mila bambini circa e da 250 a 3500 possono essere le morti dovute a SIDS. Ovviare al problema si può anche osservando alcuni accorgimenti. Bisogna mettere il bambino a dormire in posizione supina (a pancia in su). Poi è necessario evitare il caldo eccessivo, il fumo durante la gravidanza, il fumo passivo, e combattere le infezioni delle vie respiratorie. L’allattamento al seno risulta in ogni caso un fattore protettivo.

(Pubblicato su Libero il 28 novembre 06)

Un quartiere ecologico alle porte di Londra

È stato inaugurato da poco il primo quartiere ecologico del mondo. Sorge a Beddington, nei pressi di Londra. È il cosiddetto quartiere BedZED (da Beddington Zero Energy Development), un concentrato di soluzioni ecologiche per risparmiare energia. Sono circa cento appartamenti, 1600 metri quadrati di uffici, un asilo, un ristorante, un centro medico-sociale, un ufficio postale, vari negozi. Il quartiere è energicamente autosufficiente e rappresenta il primo insediamento a bilancio zero di emissioni di anidride carbonica (carbon neutral). Promotore dell’atipico quartiere è Peabody Trust (la più grande e antica fondazione per l’edilizia abitativa) e l’amministrazone comunale di Beddington. Ideatore l’architetto Bill Dunster.

(Pubblicato su Libero il 27 novembre 06)

Vizi capitali? Le bestie ci sguazzano

Si pensa che i sette vizi capitali siano una prerogativa del genere umano: in realtà non è così. Avarizia, lussuria, accidia, superbia, invidia, ira, gola, sono tutte caratteristiche comportamentali che possono ritrovarsi anche negli animali. Ce ne parla Giorgio Celli, etologo e conduttore di programmi televisivi, nel suo ultimo libro “I sette vizi capitali degli animali” edito da Mursia. Ci sono gli orsi che peccano di gola. Questi animali hanno una passione innata nei confronti del miele. Non ne sono mai sazi e talvolta arrivano a compiere veri e propri disastri pur di accaparrarsene un po’. Al gruppo dei golosi appartengono anche gli elefanti che cercano nelle pozze sotto gli alberi frutti ricchi di zucchero, fermentati e quindi ad alta gradazione alcolica. I bonobo sono piccoli scimpanzè africani e peccano in lussuria. Secondo lo studioso questi animali si accoppiano elaborando posizioni che non hanno nulla da invidiare a quelle riportate dal kamasutra. Si accoppiano anche trenta o quaranta volte al giorno, addirittura con femmine che non sono in periodo fertile o con individui dello stesso sesso. L’avarizia è invece una prerogativa degli scoiattoli. Questi piccoli animali sono freneticamente attivi anche quando non serve. Il loro scopo è accumulare più noccioline possibili che piuttosto di offrire ad altri animali preferiscono lasciare marcire. L’invidia è tipica di animali domestici come il cane. Mai provato ad avere in casa una cane e osservare il suo atteggiamento quando nasce un bambino? Il cane comincia a guardare sottecchi il padrone divorato dall’invidia nei confronti del moccioso che ha preso il suo posto. L’accidia, ovvero la pigrizia, l’ozio, il dolce far niente è tipico dell’altro animale domestico per antonomasia: il gatto. La sua vita è praticamente un sonno continuo. Il gatto arriva infatti a dormire anche 16-17 ore al giorno. Un vero record. Poi c’è l’ira. Chi si arrabbia di più tra gli animali? In verità sono molte le specie che si arrabbiano. Presi dall’ira più furibonda ci sono spesso i lupi, in particolare quando sono esasperati dalla fame. Infine l’ultimo dei vizi capitali è la superbia e riguarda molte specie ornitologiche. Il riferimento è soprattutto ai maschi di certi volativi che con i loro sgargianti piumaggi non si può certo dire che facciano di tutto per passare umilmente inosservati.

(Pubblicato su Libero il 26 novembre 06)

La tecnologia gioca a calcio

Il calcio di domani? Sarà completamente diverso da quello di oggi. La tecnologia entrerà a far parte in modo preponderante nel gioco del pallone e stravolgerà le prestazioni degli sportivi e le principali tattiche di squadra. Scienziati dell’Istituto di Hohenstein di Stoccarda hanno elaborato una maglia in grado di resistere a una forza di trazione superiore a 150 chilogrammi. Elasticità e robustezza sono le qualità migliori di questa supermaglia antistrappo. Mentre in un laboratorio di Norimberga si cerca di sviluppare maglie perfettamente climatizzate, capaci cioè di contrastare efficacemente la sudorazione. Per fare ciò i ricercatori stanno osservando la fisiologia di un organismo all’interno di una grossa campana di vetro investita da un getto d’aria. Altro passo in direzione del calcio ultratecnologico è quello relativo alla nascita di calciatori che potranno essere in pratica “telecomandati” dall’allenatore. Sensori speciali incorporati in una cintura che il giocatore indossa all’altezza della vita, consentiranno all’allenatore di comunicare direttamente col giocatore indicandogli (tramite vibrazione) la direzione da seguire, quando la situazione di gioco lo renderà necessario. I test su questo tipo di apparecchio stanno per essere intrapresi in Olanda nella squadra giovanile del PSV Eindhoven. E per quanto riguarda gli allenamenti la casa statunitense New England Fitness Equipment di Brattleboro, nel Vermont, ha messo a punto i soccer-balance-pads: supporti instabili sui quali il giocatore saltella per rendere i legamenti più elastici e ridurre così gli infortuni al ginocchio e all’articolazione tibio-tarsale. Anche le scarpe subiranno una rivoluzione tecnologica. Calciatori che scivolano a fondo campo, inciampano, accusano stiramenti per colpa dei tacchetti, domani saranno solo un ricordo grazie al lavoro di numerosi centri scientifici. A Essen, in Germania, un gruppo di studiosi sta lavorando per sviluppare calzature di ultima generazione che, lasciando un po’ più libere le dita del piede, consentiranno di calciare il pallone con maggiore potenza e una maggiore distanza. L’intenzione è quella di simulare la condizione del piede nudo, che assicura una maggiore libertà di movimento e consente di calciare il pallone con una potenza maggiore rispetto a quanto sia possibile fare col migliore paio di scarpe da calcio in circolazione. E in Italia? Esiste un centro di ricerca scientifica ad alto contenuto tecnologico operativo dal marzo 2002: il Milan Lab. Trecento metri quadrati di monitor, visori e pc, predisposti per raggiungere e mantenere il livello di eccellenza della performance di ogni calciatore rossonero. Si mira quindi a migliorare le prestazioni degli atleti, a prevedere il rischio di infortuni, e a supportare il processo decisionale dello staff tecnico e del management del club nella gestione delle risorse umane. In particolare Milan Lab sta ora elaborando con il prestigioso MIT di Boston un sistema di tracciamento visuale con cui l’allenatore potrà sorvegliare meticolosamente il comportamento “fisico” di ogni calciatore.

(Pubblicato su Libero il 22 novembre 06)