Anche il Mar Adriatico ha la sua città di Atlantide. Lo affermano numerosi abitanti di Gabicce mare e di Cattolica, da anni alle prese con pescatori e turisti che sostengono trovare i resti di un'antica civiltà nei pressi della foce del fiume Conca, antico "Crustumium". In questo punto di mare sarebbero visibili anche dall’alto alcune macchie scure, teoricamente riconducibili alle rovine di una città del passato. La leggenda narra che al largo di Gabicce un tempo sorgesse un piccolo centro abitato di origine probabilmente greca, che potrebbe essersi chiamato Valbruna o Conca o anche come il fiume stesso, Crustumium. In seguito la città sarebbe stata inghiottita a causa dei continui movimenti tettonici e delle correnti marine, che in questa zona sono particolarmente attivi. L’analisi dei documenti attesta poco o nulla sull’esistenza di una città, o un porto (sicuramente più probabile) al largo dell’Adriatico. E anche gli scienziati per il momento non si pronunciano: anche se c’è chi sostiene che i fondali della zona siano semplicemente ricolmi di rocce particolarmente resistenti all’erosione. Molti geologi però ammettono che un tempo la linea di costa era ben diversa da quella attuale, e che in particolare all’epoca dei romani, essa sorgeva cinquecento metri più al largo. Inoltre il livello del Mar Adriatico era di circa due metri inferiore a quello di oggi. In sostanza è ammissibile supporre che un tempo sorgessero lungo il litorale sul confine tra Marche ed Emilia Romagna delle fortificazioni, che poi per via di semplici movimenti marini di trasgressione, sarebbero state sommerse per sempre, trasformandole nell'Atlantide dell'Adriatico.
mercoledì 24 aprile 2013
sabato 20 aprile 2013
Nuova specie di pipistrello scoperta in Sardegna
Orecchione sardo (Plecotus sardus) è il suo nome di battesimo. La notizia è stata diffusa dagli scopritori Mauro Mucedda ed Ermanno Pidinchedda del Gruppo Speleologico Sassarese (centro per lo studio e la protezione dei pipistrelli in Sardegna) e da Andreas Kiefer e Michael Veith dell’Istituto di zoologia dell’Università di Mainz in Germania. È la 119ma specie di mammifero riscontrata in Italia. È stata individuata attraverso una serie di indagini molecolari basate sull’analisi del DNA. Rispetto agli altri pipistrelli questi ultimi, endemici, presentano delle orecchie molto grandi, lunghe quasi quanto il corpo. Ora si cercherà di studiare le loro abitudini e l’habitat in cui vivono. Le ricerche in tal senso hanno già dato esito positivo nella parte centrale della Sardegna, in particolare nelle zone calcaree del Supramonte di Oliena e di Baunei, e nelle aree boschive ai piedi del Gennargentu. I pipistrelli appartengono all’ordine dei chirotteri. Si trovano in tutte le parti del mondo fuorché al Polo Nord. Sono gli unici vertebrati in grado di volare. La loro attività viene svolta principalmente nelle ore serali. Si nutrono di insetti. Durante il giorno si nascondono in anfratti e luoghi riparati. Possiedono una vista eccezionale e la capacità di produrre ultrasuoni che utilizzano per spostarsi comodamente senza il pericolo di andare a sbattere.
martedì 9 aprile 2013
Intelligente come un pappagallo
Il cervello degli uccelli è molto più sviluppato di quanto non si creda. Lo dicono i ricercatori della Duke University di Durham nel North Carolina. Gli studiosi sono partiti dal presupposto che i sistemi di nomenclatura impiegati nei libri di testo per le mappe cerebrali degli uccelli risalgono a cento anni fa, e non sono quindi più attendibili: in essi, per esempio, si afferma che il cervello di un uccello è composto principalmente da gangli basali e che quest’area controlli funzioni cerebrali primitive e il comportamento istintivo; due considerazioni che Erich Jarvis, a capo dello studio, ritiene assolutamente errate. “Il cervello degli uccelli - commenta Jarvis – assomiglia da vicino a quello umano. Le cosiddette regioni primitive sono in realtà sofisticate e analoghe a quelle dei mammiferi”. A queste conclusioni lo scienziato della Duke University è giunto dopo aver studiato come molti volatili apprendono a cantare o a imitare il linguaggio degli uomini. Inoltre ha appurato che anch’essi (similmente ad animali molto evoluti come gli scimpanzé), sono in grado di utilizzare strumenti, comporre nuovi canti e persino imparare a contare o a mentire. Nello studio divulgato sulle pagine della rivista Nature Reviews Neuroscience sono stati in particolare presi in considerazione i pappagalli. Jarvis ha potuto constatare che questi animali posseggono addirittura il senso dell’umorismo e sono in grado di inventare nuove parole, usare la sintassi e anche insegnare ai propri simili ciò che hanno appreso.
giovedì 4 aprile 2013
Energia dai batteri marini
Impianti elettrici del futuro che, collocati in punti strategici delle profondità marine, funzioneranno grazie alla capacità di microbi geneticamente modificati di generare spontaneamente energia elettrica. È la proposta di un team di ricercatori statunitensi del Naval Research Laboratory di Washington. Essi hanno realizzato una cella a combustibile (in pratica una pila) basandosi sul fatto che esistono in natura batteri in grado di trasformare gli ioni sodio in elettronegatività: in chimica il concetto di elettronegatività di un atomo corrisponde alla misura della sua abilità ad attrarre verso di sé gli elettroni condivisi con un altro atomo allo scopo di formare con esso un legame chimico. Gli esperti, applicando questa caratteristica fisiologica dei microrganismi a semplici elettrodi di grafite, hanno visto che è possibile sfruttare una certa differenza di potenziale elettrico per gli scopi più disparati, come quello concernente il funzionamento di un impianto di illuminazione. In particolare gli scienziati sono intervenuti tramite sofisticati procedimenti di bioingegneria per potenziare l’"appetito" dei microbi, in modo da indurli a nutrirsi con maggiore avidità, e quindi a produrre anche potenze elettriche superiori: allo stato attuale infatti, per far funzionare anche solo una piccola lampadina, sarebbero necessari decine di ettari di fondale marino colonizzato dai microrganismi presi in considerazione. La scoperta degli studiosi di Washington risponde a un altro celebre tentativo di impiegare i batteri per ottenere energia. Il riferimento è in questo caso al lavoro compiuto da ricercatori dell’università del Massachussets – Amherst, che hanno messo a punto una batteria basata sul lavoro di microbi (Rodoferax ferrireducens, isolati dai fondali della Oyster Bay in Virginia), in grado di trasformare in energia elettrica gli zuccheri di cui si nutrono.
martedì 26 marzo 2013
Bye bye Barbie
Se una volta andavano di moda le Barbie, le famose bambole degli anni Settanta e Ottanta, era solo perché le bimbe erano più docili e meno aggressive di quelle di oggi. Al momento infatti i giocattoli che vanno per la maggiore tra le più piccole non sono create più a immagine e somiglianza delle "mansuete" signorine della produzione Mattel, ma lo sono delle Bratz, bambole di nuova generazione, nell’aspetto molto più "aggressive" ed "esuberanti" delle prime. A sostenerlo sono vari studiosi a livello mondiale, tra cui lo psichiatra italiano Ernesto Califfo il quale fa notare che “le bambine di oggi sono diventate più aggressive e dinamiche, ed è per questo che preferiscono le Bratz”. Gli psicologi sostengono in coro che le nuove bambole in vinile riflettendo la cultura attuale, che vede una sessualizzazione precoce dei più piccoli, potrebbero predisporre maggiormente le bambine a traumi di natura sessuale. Le Bratz, hanno l’ombelico costantemente scoperto, le scarpe con la zeppa e fattezze da adolescente, e riproducono in sostanza figure di riferimento come la pop - star Britney Spears. Prodotte dalla Bandai e vendute in confezione da quattro (si chiamano Yasmin, Chloe, Jade e Sasha) a 25 euro, le Bratz sono state vendute in 500 mila esemplari nel 2002 solo in Gran Bretagna, nel 2003 150 milioni di pezzi in tutto il mondo, contro gli 80 milioni di Barbie: una vittoria senza precedenti, dopo 44 anni di regime incontrastato. C'è stata anche la causa vinta da Barbie nel 2008, ma le cose sono rimaste pressoché identiche.
Chi sono?
Jade
È la bratz coi capelli neri e occhi a mandorla. Il suo soprannome è Kool Kat. E' brava a matematica e scienze ma soprattutto è una brava stilista. Sa suonare magnificamente il pianoforte.
Cloe
È la bratz coi capelli biondi e gli occhi azzurri sa usare magnificamente la chitarra. Il suo soprannome è Angel.
Yasmin
È la bratz coi capelli bruni e occhi nocciola e il sensuale neo. Il suo soprannome è Pretty Princess. E' molto brava a cantare e a suonare la tastiera.
Sasha
È la bratz afroamericana coi capelli bruni. Il suo soprannome è Bunny Boo e sogna di diventare una dj. Inventa magnifiche coreografie di danza. Soprattutto le piacciono molto gli animali, anche però alle altre bratz.
lunedì 18 marzo 2013
L'estinzione dei neanderthaliani? Colpa degli occhi troppo grandi
Avevano gli occhi troppo grandi e per questo
motivo si sarebbero estinti. E' la nuova tesi presentata da un team di studiosi
dell'Università di Oxford, relativa alla sparizione di una specie simbolo
dell'evoluzione umana: l'uomo di Neanderthal. Secondo i ricercatori inglesi i
neandertaliani provenienti dalla culla africana, avrebbero sviluppato
soprattutto l'area del cervello dedicata alla vista, per adattarsi alla scarsa
luminosità delle alte latitudini europee, a discapito dei lobi frontali,
imputati in elaborazioni cerebrali più "elevate". Questa
caratteristica sarebbe, invece, stata appannaggio dell'uomo moderno che,
alfine, ha avuto la meglio su tutti gli altri ominidi. (Ricordiamo, infatti,
che circa 40mila anni fa esistevano almeno quattro specie di ominidi: con i
sapiens sapiens e i neandertaliani, c'erano anche l'Homo floresiensis e il
Denisova). «In pratica i Neanderthal avrebbero utilizzato troppo cervello per
la vista sottraendolo ad altre funzioni», rivelano i ricercatori su Proceeding
of the Royal Society. «Dal momento che gli uomini di Neanderthal si sono
evoluti ad alte latitudini ed avevano anche corpi più grandi dei moderni
esseri umani, più cervello dei Neanderthal sarebbe stato dedicato alla vista ed
al controllo del corpo, lasciando meno cervello ad altre funzioni, come il
social networking. I piccoli gruppi sociali avrebbero potuto rendere i
Neanderthal meno in grado di far fronte alle difficoltà dei loro duri ambienti
difficili eurasiatici, perché avrebbero avuto meno bisogno di amici per
aiutarli nel momento del bisogno. Nel complesso, le differenze di
organizzazione del cervello e della cognizione sociale può far percorrere un
lungo tratto di strada per spiegare perché gli uomini di Neanderthal si
estinsero, mentre gli esseri umani moderni sono sopravvissuti». Lo studio ha
analizzato i resti fossili di ominidi risalenti a un periodo compreso fra
27mila e 75mila anni fa, provenienti dall'Europa e dal Medio Oriente. Il
confronto fra tredici Neanderthal e trentadue esseri umani ha provato che il
cervello delle due specie alla nascita fosse molto simile; ma con la crescita
si differenzia, ripercuotendosi anche sulle caratteristiche anatomiche generali
del cranio e della porzione facciale. In generale s'è visto che i Neanderthal avevano
orbite e occhi molto più grandi dell'Homo sapiens sapiens. La loro
condanna.
martedì 12 marzo 2013
Europa, un mondo pieno di vita (nascosta)
Europa, una delle lune di Giove, più
o meno grande come la Luna, potrebbe essere un posto meraviglioso per la vita.
Sono le dichiarazioni rilasciate da un team di studiosi del California Institute
of Technology di Pasadena, in USA. Gli esperti ritengono che la vita possa, in
particolare, prosperare al di sotto della superficie del satellite, dove si
nasconderebbero oceani allo stato liquido. Mike Brown, a capo dello studio, non
ha dubbi e rivela che "se potessi leccare la superficie di Europa, la luna
ghiacciata di Giove, sentirei il sapore del mare sottostante". Come si è
giunti a questo risultato? Brown ha analizzato con grande precisione i dati
elaborati dalla missione Galileo della NASA, avvenuta fra il 1989 e il 2003. Su
Astronomical Journal compaiono le descrizioni dettagliate delle caratteristiche
di Europa, un mondo che nei prossimi anni potrebbe lasciare basiti anche gli
scienziati più recalcitranti all'ipotesi della presenza di attività organica
sul piccolo corpo celeste. L'attenzione è incrementata anche grazie all'azione
del Keck II Telescope, posizionato sul Mauna Kea, nelle Hawaii e ai dati
forniti dallo spettrometro OSIRIS. Dalle analisi svolte da Brown è infatti
emerso che la superficie di Europa è ricca di un sale di solfato di magnesio, che
i geologi chiamano epsomite, noto anche come sale inglese. Le ipotesi
suggeriscono che questo tipo di minerale possa derivare dall'ossidazione di
materiali provenienti dal mare sottostante. La vita potrebbe, dunque,
nascondersi sotto uno strato di ghiaccio, all'interno di mari che non ricevono
la luce del sole, ma potrebbero fornire materia prima ai viventi ospitando
numerosi principi chimici. La pensa così anche Richard Greenberg, fra i più autorevoli
studiosi dei satelliti che orbitano intorno al pianeta più grande del sistema
solare. Greenberg assicura la presenza del mare sotto uno strato di ghiaccio disomogeneo,
con spessori estremamente variabili, da pochi metri a oltre trenta metri. Incuriosisce,
a tal proposito, l'individuazione di una fessura dalla quale, probabilmente, il
mondo sottomarino sbuca in superficie. Gli scienziati confermano che in
superficie la vita non è consentita per le temperature medie intorno ai
centosettanta gradi sotto zero e il continuo bombardamento di radiazioni letali
da parte della magnetosfera di Giove, ma sotto potrebbe essere tutto un altro
mondo. Murthy Gudipati del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha, infatti,
evidenziato che gli elettroni ad alta energia (circa 100 MeV) penetrano il
ghiaccio per circa ottanta centimetri; al di là di questo limite, la vita
potrebbe prosperare. Gli esperti sono riusciti anche a fare delle stime e a
stabilire che l'oceano di Europa potrebbe essere profondo 150 chilometri, con
un volume riconducibile a quello di tutti i mari della Terra. Ma se così fosse
di che forme viventi staremmo parlando, visto che non sarebbe possibile nessun
tipo di attività fotosintetica? I ricercatori puntano a organismi che possono
fare a meno del sole, basando la loro esistenza sulla chemiosintesi, vale a
dire lo sfruttamento di sostanze chimiche disciolte nell'acqua. Accade anche a
varie specie presenti sulla Terra, in contesti ambientali assurdi come le
bocche dei vulcani. Nuove rivelazioni potrebbero, in ogni caso, giungere nel
2022 con il lancio della sonda Juice (da Jupiter Icy Moons Explorer), da parte
dell'ESA. Il 21 febbraio, gli esperti dello Science Programme Committee
dell'ESA, hanno confermato che la missione porterà a bordo undici esperimenti
scientifici per lo studio complessivo delle lune gioviane. Raggiungerà il
sistema gioviano nel 2030 e pur non atterrando su Europa (costerebbe troppo,
circa 46 triliardi di dollari!!), potrà darci molte indicazioni interessanti
sulla sua misteriosa natura. Anche l'Italia partecipa al progetto con la camera
ad alta definizione JANUS, elaborata dai ricercatori dell'Università Parthenope
di Napoli e lo spettrometro MAGIS, che vedrà la luce dal lavoro congiunto fra
l'Istituto di Astrofisica e planetologia Spaziale dell'INAF di Roma e l'IAS
francese.
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