SCIENZIATI CONTRO ANTENATI

Cartoni animati e film per bambini nel mirino degli scienziati. Succede in Inghilterra dove James Williams, dell’Università del Sussex, punta il dito contro programmi televisivi che (indirettamente) appoggerebbero il creazionismo, a scapito delle consolidate teorie di Charles Darwin. Fra questi ci sono, per esempio, i famosi Flintstones, nati negli anni Sessanta e prodotti da Hanna & Barbera. In questi cartoni animati non si tiene conto della cronologia, per cui animali vissuti milioni di anni fa (immaginiamo un Tyrannosaurus rex) vengono messi sullo stesso piano di uomini vissuti qualche migliaio di anni fa: i dinosauri hanno prosperato fino a 64 milioni di anni fa, le forme australopitecine - gli ominidi più antichi - non vanno oltre i 3,5 milioni di anni, mentre l’Homo sapiens, addirittura, non compare prima di 200mila anni fa. Sotto accusa anche altri programmi, appoggiati dai creazionisti nelle scuole inglesi, come il cartone Barney & Friends e il film One Million Years BC. E pure alcuni testi letterari corredati da immagini controverse: dai dinosauri che soccombono alle onde del Diluvio universale agli animali che convivono pacificamente con l’uomo nel Giardino dell’Eden. Tutte ricostruzioni che risultano scientificamente inaccettabili, ma teologicamente verosimili. La convivenza fra specie vissute in epoche completamente differenti, infatti, può essere giustificata solo accettando il fatto che Dio abbia creato la vita in un solo giorno. Ed ecco quindi che la questione riapre la polemica, peraltro mai chiusa, tra creazionisti e darwinisti. I primi sono convinti che Dio abbia creato il mondo in sei giorni, e gli esseri viventi in un solo giorno (il sesto). Mentre i secondi, fedeli alle leggi del naturalista inglese, ritengono che l’uomo sia il risultato di un lungo cammino evolutivo iniziato 3,5 miliardi di anni fa, partendo da un microrganismo. «Questa intenzionale distorsione della realtà scientifica a favore delle pseudoscienze è un autentico abuso intellettuale» dice Williams. «Le teorie creazioniste trovano ampio spazio nelle scuole primarie, lo stesso, però, dovrebbe accadere con le principali teorie scientifiche». Dello stesso parere di Williams è David Caramelli, docente di antropologia molecolare presso l’Università di Firenze, secondo il quale «in effetti alcuni programmi tv possono snaturare la comprensione della storia evolutiva dell’uomo. Peraltro, oggi, l’attenzione verso discipline come la biologia evoluzionistica è scarsissima». Secondo Marco Ferraguti, invece, biologo evoluzionista dell’Università di Milano «il problema non è tanto nel messaggio che i cartoni veicolano (i piccoli non hanno il senso del tempo), ma nel fatto che ci sono creazionisti pronti a sfruttare qualsiasi spunto per affermare le loro idee, illudendo persone che hanno una scarsa competenza scientifica». La posizione della chiesa, però, scagiona i doppi fini dei creazionisti e in un certo senso giustifica la presenza di certi stratagemmi educativi: «È una notizia che lascia il tempo che trova» commenta don Angelo Pellegrini, docente di Teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale con sede a Firenze. «Non c’è nessuna strategia da parte dei creazionisti, ma solo la volontà di divulgare materiale che possa far crescere nel migliore dei modi i più piccoli, soprattutto dal punto di vista morale. Sono importanti i libri scientifici, ma anche quelli contenenti una buona dose di fantasia. I libri scritti da Tolkien, per esempio, non hanno valore scientifico, ma sono ben accettati da tutti».

(Pubblicato su Libero il 7 luglio 09)

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