LA SUINA NON MORDE

Dal 26 aprile 2009, giorno in cui vengono resi noti i primi decessi a causa del virus A/H1N1, al 19 maggio 2009, in cui la sanità americana fa sapere che gli obesi rischiano più degli altri di soccombere all’azione del nuovo agente virale, l’epidemia di influenza suina provoca un’ottantina di morti. Un dato che l’opinione pubblica e molti centri scientifici associano (e continuano ad associare) al termine “pandemia”, dal greco pan-demos, “tutto il popolo”. In realtà questa definizione potrebbe essere fuorviante, considerato che le vere pandemie succedutesi nel corso della storia mostrano numeri ben diversi, a partire dalla febbre tifoide che nel 430 a.C. ridusse di un quarto la popolazione ateniese. Per far capire la diversità che sussiste tra l’impatto sociale dell’influenza suina e una pandemia vera e propria, un servizio pubblicato sull’ultimo numero di Wired, prendendo spunto dagli studi di Alex Vespignani dell’Università dell’Indiana, mette a confronto l’ultima “grande” influenza con la Spagnola del 1918 e con il fantascientifico virus protagonista del bestseller post-apocalittico di Stephen King, “L’ombra dello scorpione”, pubblicato nel 1978. Il primo fattore da considerare in caso di pandemia è il cosiddetto RO (tasso di persone infettate da un singolo malato). Per ciò che riguarda l’influenza suina, questo parametro (rapportato al range temporale citato all’inizio) è pari a 1,3. Nel caso del modello statistico concernente la Spagnola il dato cresce a 2,7 e relativamente al virus dell’Ombra dello scorpione a 5,5. Si valuta poi la gravità di una pandemia in base alla percentuale di casi mortali: per l’influenza suina il dato si ferma allo 0,7%, contro il 5% della Spagnola e il 99% del virus dell’Ombra dello scorpione. Ma il confronto fra una pandemia seria e un virus tutto sommato (per il momento) poco letale, non finisce qui. Si può infatti immaginare di ripercorrere idealmente il periodo delle settimane chiave comprese fra il 26 aprile e il 19 maggio 2009, confrontando il numero effettivo di decessi dovuti ai tre morbi con il trascorrere dei giorni. In questo modo si può vedere che il 26 aprile - giorno in cui cominciano a venire chiuse alcune scuole americane - i morti per influenza suina sono 7, dato identico a quello relativo ai decessi per il virus della Spagnola e per quello dell’Ombra dello scorpione. Il 29 aprile - giorno in cui l’Oms alza il livello di allarme pandemia per A/H1N1 a 5 (il 12 giugno passerà a 6) - salgono a 8, contro i 15 della Spagnola e i 910 dell’Ombra dello scorpione. Il 7 maggio - poco dopo aver riaperto cinema e ristoranti a Città del Messico - arrivano a 46, contro i 122 del virus del 1918, e i 782.620.558 milioni dell’agente killer del romanzo epidemiologico di King. Infine, il 17 maggio - poco dopo l’annullamento del tour dei Jonas Brothers in Messico per paura del contagio - dopo quattro settimane dall’esordio delle pandemie, abbiamo i seguenti dati: morti per febbre suina 79, per Spagnola 1544, per il virus dell’Ombra dello scorpione l’intera umanità. In questo momento sono oltre mille le persone decedute a causa del virus A/H1N1. Per la precisione il dato è arrivato a quota 1.012, mentre il numero di contagi è pari a 168.895. Secondo i ricercatori dell’Università di Milano attualmente il tasso di mortalità legato alla febbre suina è comunque molto basso, dello 0,04 per mille, inferiore anche a quello dell’influenza normale fissato intorno all’1 per mille. In ogni caso c’è chi inizia a dirsi seriamente preoccupato della febbre suina, soprattutto in vista dei mesi autunno-invernali in cui i virus influenzali si diffondono con particolare facilità. Sono gli scienziati inglesi. Gli esperti del National Health Sistem, per esempio, dicono che il virus A/H1N1 potrebbe provocare solo in Inghilterra la morte di 65mila persone e l’infezione del 30% della popolazione. Infine i dati dell’Oms dicono che la malattia si è ormai diffusa in quasi tutto il mondo, avendo contaminato gli abitanti di 160 Paesi. Anche se, come abbiamo visto, i numeri di una pandemia vera e propria sono diversi da quelli attuali dell’influenza suina.

(Pubblicato su Libero il 30 luglio 09)

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