Dagli scarti del frumento un modo per disinquinare le navicelle spaziali

Ricercatori del Lawrence Berkley National Laboratory e della Nasa propongono di utilizzare le piante di frumento per disinquinare le navicelle spaziali impegnate in lunghe missioni. Come? Riscaldando a 600°C la parte non commestibile del vegetale: le sostanze emesse dal processo di combustione consentirebbero infatti il riassorbimento dei gas nocivi. La nuova idea americana si basa sul fatto che, in una missione come quella che potrebbe portare l’uomo su Marte, è indispensabile non sprecare nulla. Da ogni prodotto di scarto infatti (feci comprese) - tramite l’incenerimento - sono recuperabili molti elementi di primaria importanza come l’acqua e i minerali. Ma per fare ciò vengono anche prodotti inquinanti come il biossido di carbonio, il biossido di zolfo e l’ossido di azoto. L’anidride carbonica non desta preoccupazione perché può essere facilmente assorbita dalle piante, mentre per gli altri due composti la situazione è più complessa visto che si dovrebbe ricorrere a un elemento molto costoso, il carbonio attivato. E qui entra quindi in gioco il frumento inutilizzato dalle industrie alimentari: i ricercatori hanno infatti scoperto che “bruciacchiando” gli scarti del grano si è in grado di ottenere notevoli quantità della preziosa sostanza disinquinante, praticamente senza spendere nulla. Secondo Shih–Ger Chang, a capo dello studio, gli astronauti per arrivare su Marte dovranno viaggiare per tre anni. La missione utilizzerebbe due navi spaziali (un cargo e una navicella abitativa) e coinvolgerebbe 6 uomini. Giunto a destinazione l’equipaggio permarrebbe per due mesi almeno sulla superficie di Marte, prima di fare ritorno a casa. Lo studio americano originale è stato diffuso sulle pagine della rivista “Energy & Fuels”.

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