Sale da cucina in cielo per combattere l'effetto serra

È l’idea di un illustre scienziato del Ncar (National Centre for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado), Tom Choularton: combattere l’effetto serra spargendo nel cielo ingenti quantità di cloruro di sodio, composto altrimenti noto con il nome di sale da cucina. Al progetto stanno lavorando dei ricercatori dell’università di Manchester. La proposta di Choularton parte dal presupposto che le nubi sono aggregati di minuscole gocce d’acqua o di piccoli cristalli di ghiaccio che si accumulano attorno a un nucleo (detto nucleo di condensazione), e che in determinate condizioni atmosferiche (situazioni meteorologiche non particolarmente instabili, lento scorrimento di aria calda su aria fredda), contribuiscono pesantemente al surriscaldamento globale; ciò si verifica soprattutto quando i nuclei di condensazione si accrescono molto lentamente, e portano alla formazione di nuvole sottili e diafane che lasciano passare i raggi del sole. Gli scienziati pensano quindi di poter intervenire efficacemente nel processo che porta alla nascita delle nubi, creando le condizioni più idonee per dare origine ai cosiddetti stratocumuli e cumuli, nuvole spesse che trattengono i raggi solari: le prime sono nuvole di colore grigiastro che producono di norma deboli piogge, le seconde nubi dense, a sviluppo verticale, spesso alla base di forti precipitazioni. Secondo i ricercatori per arrivare a questo risultato sarebbe indispensabile sparare il sale – opportunamente polverizzato - in determinate aree atmosferiche, corrispondenti a precise zone geografiche: questa azione consentirebbe lo sviluppo di nuclei di condensazione molto più consistenti e numerosi del solito, e quindi la formazione di nubi, quali appunto gli stratocumuli e i cumuli, che porterebbero a una risoluzione perlomeno localizzata dell’effetto serra. Ma sulla proposta di Choularton c’è chi storce il naso, affermando che l’idea è buona ma rischiosa. Molti gli interrogativi sollevati da vari esperti. Alcuni si domandano cosa potrebbe accadere ai campi coltivati, costantemente alle prese con piogge salate. Altri ciò che si verificherebbe negli ecosistemi dove le piante e gli animali dipendono strettamente dalle acque dei fiumi, dei laghi e delle falde acquifere. Infine qualche ricercatore ha anche evidenziato il rischio di un aumento considerevole delle precipitazioni in specifiche aree del pianeta, con tutti i problemi del caso: inondazioni, alluvioni e indirettamente (paradossalmente) un incremento dell’effetto serra.

Commenti