Le malattie provocate dagli animali esotici (e dal commercio illegale)

Sempre più italiani amano circondarsi di animali esotici. Purtroppo, però, non sanno che corrono anche maggiori rischi di ammalarsi di particolari patologie e di alimentare inconsapevolmente il mercato clandestino di specie provenienti dai paesi caldi. Lo affermano gli esperti del Wwf, che hanno da poco siglato un accordo con l’Anmvi (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) per la formazione dei medici veterinari, per la messa a punto di regole e strategie all’interno dei Centri Recupero Animali Selvatici ed Esotici dell’associazione ambientalista, e per incentivare attività di ricerca. Il Wwf fa sapere che, solo nel 2004, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato oltre 30mila controlli, che hanno portato al sequestro di circa 17mila esemplari di animali e piante protetti, molti dei quali potenzialmente nocivi all’uomo: 2.358 mammiferi, 2.896 uccelli, 894 rettili, 376 invertebrati e 10.261 specie botaniche. Secondo gli scienziati il giro di affari legato al traffico illegale di animali è stimato intorno ai 30miliardi di euro annui, e non ci sono molte possibilità di contrastare il fenomeno. L’ultima vera operazione in favore delle specie esotiche risale a quasi 30 anni fa: si tratta della Convenzione di Washington, meglio conosciuta come CITES, del 3 marzo 1973, ed entrata in vigore il 1 luglio 1975, in seguito all’adesione al Trattato delle prime dieci nazioni. La Convenzione prevede la regolamentazione del commercio internazionale di animali, piante e loro parti, che nei paesi di origine rischiano l’estinzione; una serie di regolamenti che dovrebbero essere rispettati sia dai commercianti che da ogni cittadino che si reca in un paese straniero. “È sempre più importante combattere il commercio illegale di specie esotiche – ha ammesso il presidente del Wwf Fulco Pratesi - sono, infatti, moltissime le specie introdotte ogni anno nel nostro territorio e, l’ingresso di questi animali senza alcun controllo, espone gli altri animali e noi stessi a rischio malattie”. Fra le patologie che impensieriscono di più ci sono la psittacosi, l’influenza aviaria, la salmonellosi e la tubercolosi. La psittacosi è provocata dall’agente patogeno Chlamydia pittaci. Serbatoio della malattia sono soprattutto gli psittacidi (pappagalli, pappagallini, parrocchetti), ma anche altri uccelli allevati (pollame), selvatici e sinantropi (procellarie, gabbiani, piccioni). L’agente eziologico viene trasportato a particolari cellule del fegato e della milza provocando febbre elevata (39 - 40°C), cefalea, nausea, talora vomito, epistassi. Nei casi ad esito letale si accentua la sintomatologia nervosa con delirio, apatia e insonnia. L’influenza aviaria è una malattia provocata da un virus di tipo ‘A’, molto variabile dal punto di vista genetico. Riguarda animali come polli, tacchini, anatre, oche. Secondo gli scienziati l’infezione che passa dal pollo all’uomo può essere altamente letale. La salmonellosi – in realtà un insieme di malattie infettive causate da Salmonelle, batteri presenti nell’apparato gastrointestinale di molti animali - coinvolge soprattutto le tartarughe di acqua dolce e le testuggini. Ha un tempo di incubazione che varia fra le 12 e le 72 ore. La gravità dei sintomi è assai variabile. Si va da semplici problemi intestinali che si risolvono nell’arco di 24 ore a forme gravi di diarrea con disidratazione, febbre elevata, crampi. Infine la tubercolosi è soprattutto legata all’importazione dei primati. In questo caso la malattia è dovuta ai cosiddetti bacilli tubercolari che attaccano polmoni, reni, ossa e linfonodi.

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