L'influenza suina nata da un errore di laboratorio

Un errore umano. Sarebbe questa la vera causa della diffusione del virus dell’influenza suina. Sono le sorprendenti dichiarazioni rilasciate ieri da Adrian Gibbs, virologo australiano in pensione, uno dei ‘padri’ dell’antivirale ‘oseltamivir’ (farmaco anti-influenza più noto con il nome Tamiflu). Secondo Gibbs qualcosa non è andato per il verso giusto in qualche laboratorio scientifico e il virus si sarebbe diffuso in Messico e poi nel mondo, provocando la morte di 61 persone, il contagio di 5.251 individui, e diffondendo il panico in 30 paesi. Lo scienziato australiano ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) un articolo nel quale sostiene che il cosiddetto virus H1N1 si sarebbe originato dalle uova: questi prodotti animali sono largamente utilizzati nei centri di ricerca per coltivare virus e vaccini. Del resto, fa notare l’esperto australiano, risale al 1977 un fatto analogo, assolutamente confermato da autorità ed enti scientifici: un virus influenzale del tipo H1N1 venne prodotto per errore in seguito alla cattiva gestione di un laboratorio in Russia. In questo momento, l’Oms e molti altri scienziati impegnati nello studio di questa nuova misteriosa patologia, si stanno confrontando sull’argomento, in attesa di vedere pubblicato un articolo ufficiale sulla stampa scientifica, firmato da Gibbs: “Il punto è proprio questo – dice Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità -. Finché non abbiamo la possibilità di confrontarci con uno studio ufficiale è difficile pronunciarsi sull’argomento. Certo, tecnicamente tutto è possibile, anche un errore di laboratorio, tuttavia per il momento aspettiamo di avere qualche dato in più prima di dire la nostra”. Gibbs – 75 anni - è uno dei virologi più importanti sulla scena mondiale, ormai in pensione da qualche tempo. È coautore di almeno 250 studi scientifici sui virus e ha alle spalle 40 anni di carriera. La sua teoria prende spunto dal fatto che l’epidemia di peste suina s’è diffusa assai rapidamente, in controtendenza rispetto ad altre malattie analoghe. In sostanza esclude il cosiddetto “salto di specie”, ovvero il passaggio del virus dagli animali all’uomo, perché in tal caso la diffusione del morbo sarebbe stata più lenta. “È una ipotesi accademica plausibile – commenta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano –. Posso confermare che in effetti la diffusione del virus è avvenuta con una certa rapidità e che effettivamente molti virus o vaccini vengono allevati sfruttando sostanze contenute nelle uova. In ogni caso, se anche dovesse essere confermata la teoria di Gibbs, non cambierebbe più di tanto la situazione. Si tratta comunque di un virus con grandi capacità di mutazione, in pratica un vero scambista”. Dello stesso parere degli scienziati italiani ci sono anche gli esperti americani del US Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta che, peraltro, sono fra i pochi ad aver ricevuto l’incartamento originale di Gibbs. “Siamo molto interessati a conoscere l’origine del virus - spiega Nancy Cox, responsabile del centro -. Tuttavia da queste dichiarazioni non emergono prove significative a sostegno del fatto che il virus sia il risultato di un errore di laboratorio”. Secondo gli studiosi statunitensi è quindi più probabile credere che il virus si sia sviluppato seguendo le tradizionali vie biologiche che tutti i virus influenzali compiono. Opinione condivisa anche dalla virologa Ilaria Capua, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, coinvolta fin da subito dall’Oms, la quale aggiunge che quella di Gibbs “è un’ipotesi come tante altre”. Intanto le autorità cinesi fanno sapere che ieri è stato ufficialmente confermato un secondo caso di influenza da virus H1N1. Vittima, un diciannovenne da poco rientrato dal Canada, in cura, in isolamento, presso un reparto dell’ospedale di Jinan, nella provincia di Shandong.

(Pubblicato su Libero il 14 maggio 09)

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