Nascono in Etiopia gli uragani più potenti

Alla base delle tempeste che scoppiano sull’oceano Atlantico e si scatenano poi, sottoforma di uragani, sugli Stati Uniti d’America, provocando danni gravissimi e vittime, ci sarebbero dei forti temporali che si sviluppano fra le regioni montuose dell’Etiopia. È il parere di un team di ricercatori di Tel Aviv. Gli scienziati sono giunti a queste conclusioni studiando gli uragani che hanno colpito gli Usa fra il 2005 e il 2006. Nel 2005 si sono verificate 28 tempeste, compresa quella più devastante dell’uragano Katrina, nel 2006 ne sono scoppiate 10, il 23% in meno. In seguito si è scoperto che l’estate del 2006 in Etiopia è stata molto meno turbolenta rispetto a quella del 2005 e in generale di quelle dei primi anni del Duemila. Secondo gli esperti di Tel Aviv è la dimostrazione che tra i due fenomeni atmosferici c’è un legame. Ma in che modo i temporali che si scatenano in Africa faciliterebbero l’insorgenza degli uragani che si abbattono in America? Per spiegare il fenomeno gli studiosi hanno compiuto degli esperimenti in laboratorio, concernenti le forze che si sprigionano quando un masso precipita in un corso d’acqua: tenendo conto che i parametri fisici di un gas possono talvolta essere assimilati a quelli di un fluido. “Il masso che cade su un corso d’acqua produce una serie di ondulazioni e turbolenze – rivela Colin Price dell’università di Tel Aviv sulle pagine di Geophysical Research Letters -. In modo analogo i temporali che scoppiano in Etiopia esercitano sull’atmosfera delle pressioni tali da innescare gli uragani”. Secondo Price queste turbolenze creano delle grosse aree di bassa pressione (AEW) nei cieli africani dell’Est, che in alcuni casi possono dare il via a processi atmosferici anomali sull’Atlantico. Il fenomeno può essere più o meno facilitato da altre condizioni climatiche come la temperatura superficiale delle acque dell’oceano, la presenza nell’aria di sabbia e la direzione dei venti. Un grosso peso hanno infine anche fulmini: si è infatti visto che i periodi con una maggiore incidenza di lampi e saette, sono quelli in cui si hanno più AEW. Se questa teoria dovesse essere confermata gli studiosi avrebbero modo di predire con largo anticipo il momento in cui si scatenerà il prossimo uragano sulle coste americane, così da consentire alla popolazione di correre prima ai ripari.

(Per approfondire l’argomento: http://www.tau.ac.il/~colin/)

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