La top ten dei mondi abitabili

Stilata la top ten dei mondi potenzialmente abitabili. Si trovano tra 4,5 e 26anni luce di distanza dalla Terra. È il risultato emerso nel corso del recente congresso dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (AAAS) svoltosi negli Stati Uniti, a St Louis. La ricerca consentirà a 350 nuovi telescopi, che saranno presto operativi presso l’osservatorio californiano ATA (Allan Telescope Array), di puntare fin da subito gli occhi nella giusta direzione, senza spreco di tempo e denaro. Quasi 20mila sistemi solari sono stati esaminati dall’astronoma Margaret Turnbull, della Carnegie Institution di Washington, prima di arrivare a elencare i dieci punti dell’universo dove si presume, più che altrove, possa nascondersi la vita. Margaret Turnbull ha in particolare concentrato le sue ricerche su stelle somiglianti il più possibile al nostro sole. Parametri come età, dimensioni e composizione chimica indicano che la vita potrebbe essere presente per esempio su pianeti che orbitano intorno a beta CVn. Distante da noi circa 26anni luce (circa 246mila miliardi di chilometri) l’astro brilla nella costellazione dei Cani da caccia (Canes Venatici). Tra le altre sono state segnalate HD 10307 che dista dalla Terra 42anni luce e presenta un contenuto di metalli analogo a quello del sole; 18 Scorpii, nella costellazione dello Scorpione, che è di poco più giovane del sole (circa 300milioni di anni in meno); 51 Pegasus, divenuta famosa poiché attorno ad essa è stato scoperto il primo pianeta extrasolare; Epsilon Indi A che si trova nella costellazione dell’Indiano (Indus) ed è contraddistinta da una luminosità riconducibile a quella del sole. “Le stelle - ha commentato Margaret Turnbull - non sono tutte uguali e non tutte somigliano al nostro sole”. Per raggiungere questo risultato è stato necessario identificare oggetti brillanti di luce propria di almeno 3miliardi di anni, il tempo minimo indispensabile perché intorno a una stella possano formarsi pianeti e svilupparsi specie viventi. Concludono gli studiosi dicendo che “pensare di essere soli nell’universo rappresenta di certo un errore di presunzione della specie umana, non sostenuto neanche dal calcolo delle probabilità che invece incoraggia chi da sempre guarda al cielo in cerca di prove della vita”.

(Per ulteriori info: http://www.seti.org/Page.aspx?pid=1241)

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