Tumore al pancreas curato in mezz'ora

Un tumore endocrino al pancreas è stato curato tramite una tecnica innovativa da un’equipe di medici del Policlinico San Matteo di Pavia. Gli specialisti sono intervenuti in tre sedute su un’anziana donna colpita dalla neoplasia dell’apparato digerente. È la prima volta che dei medici italiani giungono a un traguardo simile. L’anziana donna è stata sottoposta a una tecnica mini-invasiva basata sulla termoablazione a radiofrequenza, che consiste nell’inserimento attraverso la cute - per mezzo di una guida ecografica - della punta di un ago-elettrodo all’interno del nodulo tumorale. Questo nodulo tumorale, poi, è stato bruciato (necrotizzato) in tre sedute da 10 minuti ciascuna. Oggi la signora sta bene, i suoi valori sanguigni sono rientrati nella norma e può tornare a fare una vita normale. «L’abbiamo tenuta sotto osservazione per qualche giorno» spiega a Libero Sandro Rossi, direttore della Struttura di medicina VI e autore dell’intervento «perché era la prima volta che agivamo per via percutanea e per la sua età avanzata». Rossi ha sviluppato questa tecnica venti anni fa per la cura delle neoplasie epatiche. In seguito è stata impiegata anche per altri organi, per esempio il rene. Anche all’estero viene frequentemente utilizzata. La novità sta nel fatto che in questa occasione non si è proceduto come le altre volte tramite un taglio chirurgico per far strada all’ago-elettrodo, ma appunto per via percutanea: «È senza dubbio un aspetto rilevante dell’intervento perché consente un recupero più veloce del paziente e un minore dispendio economico» afferma Rossi. Va però sottolineato che questo era un tipo di tumore particolare a scarsa malignità, vale a dire poco incline a formare metastasi. Per gli altri tipi di tumore al pancreas è assolutamente necessario intervenire chirurgicamente: «Tengo a sottolineare questa cosa per non dare false illusioni» continua Rossi. «Trovandoci davanti a tumori gravi la termoablazione può essere sempre praticata, ma non come tecnica risolutiva».

La paziente operata da Rossi è stata trattata in questo modo anche perché aveva appena subìto un altro intervento. In pratica non sarebbe riuscita a sopportarne un secondo ravvicinato e quindi la termoablazione a radiofrequenza si è rivelata un’idea vincente. Con la termoablazione il paziente viene trattato in anestesia locale. Quando l’ago-elettrodo raggiunge la massa tumorale la brucia annullando la sua azione patologica. La procedura, che non lascia cicatrici, termina quando il volume di necrosi creato è grande come il tumore che si vuole distruggere. «Si tratta comunque di un intervento di chirurgia addominale complicato» spiega Rossi «soprattutto perché il pancreas è un organo localizzato profondamente nell’addome, su cui è difficile agire. Nel caso della paziente in questione, il tumore aveva raggiunto la dimensione di 2 centimetri e già nel corso della prima applicazione ne è stato distrutto il 90%». Unica accortezza: è necessario che il malato da operare rimanga a digiuno dalla sera precedente. Oltre al pancreas, al San Matteo (nella foto) vengono eseguiti anche trattamenti mini-invasivi dei tumori del polmone (oltre 100 pazienti trattati), del rene e del fegato. Inoltre, a scopo diagnostico la struttura effettua circa 800 biopsie ecoguidate l’anno, prevalentemente per lo studio di lesioni focali del fegato, ma anche di altri organi come pancreas, rene e milza.
(Pubblicato su Libero il 10 giugno 09)

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