Dai telomeri una risposta all'invecchiamento cellulare e allo sviluppo dei tumori

Combattere i tumori studiando l’invecchiamento cellulare. È la scommessa di Fabrizio d’Adda di Fagnana, biologo presso l’Istituto milanese di Oncologia Molecolare (Ifom) della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Lo scienziato ritiene che sia possibile distinguere una cellula giovane da una vecchia analizzando lo stato di “usura” del DNA - in particolare delle regioni terminali dei cromosomi chiamate “telomeri” - fenomeno strettamente legato alla genesi neoplastica. I telomeri vanno progressivamente rimpicciolendosi con il passare del tempo e delle divisioni cellulari: una cellula è quindi tanto più giovane quanto più lunghi sono questi frammenti di DNA. Quando raggiungono un determinato limite di lunghezza, si innesca un complesso meccanismo biologico che impedisce alle cellule di dividersi ulteriormente: a questo punto il cromosoma (non più protetto) si danneggia, e la cellula muore. Accade invece il contrario nelle cellule tumorali. Qui infatti entra in gioco uno speciale enzima chiamato “telomerase”, il cui ruolo è quello di consentire alle cellule vecchie di continuare a dividersi, creando i presupposti per lo sviluppo di masse tumorali. Scopo della ricerca italiana, quindi, è riuscire a controllare lo sviluppo dei telomeri per poter arrestare la progressione delle neoplasie, e far vivere più a lungo le cellule sane.

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