Osteoporosi: si studia il letargo degli orsi per sviluppare una nuova cura

Scopo degli studiosi è ora quello di approfondire ulteriormente la fisiologia degli orsi per arrivare a sviluppare farmaci che siano in grado di contrastare efficacemente malattie delle ossa come l’osteoporosi. Stando infatti alle conclusioni di Henry Donahue, ortopedico presso la Pennsylvania University, i plantigradi hanno sviluppato la capacità di riciclare il calcio perduto in seguito alla riduzione della massa ossea, fenomeno che si riscontra durante la fase di letargo dell’animale, e nell’uomo, appunto, nell’osteoporosi. Gli orsi durante il periodo invernale si addormentano e azzerano il loro metabolismo. Il calcio perduto dall’assottigliamento della massa ossea, però, non viene eliminato con le urine e le feci, ma si mantiene nel circolo sanguigno, pronto per essere riutilizzato nella stagione successiva: “Gli orsi non hanno un modo di eliminare il calcio in eccesso, e il posto più logico dove metterlo è di nuovo nelle ossa – ha spiegato il ricercatore. Gli scienziati hanno evidenziato che esistono delle strette similitudini, quindi, tra il soggetto umano anziano e l’orso bruno (Ursus americanus), di qualunque età, che va in letargo: entrambi vanno infatti incontro a una rapida perdita del tessuto scheletrico, principalmente dovuta alla limitata attività fisica. Donahue ha, però, evidenziato che al risveglio dal letargo l’orso, a differenza dell’uomo, è in grado di ripristinare velocemente il calcio perduto, ridando l’originale vigore alle ossa. In più ha visto che gli orsi invecchiando non subiscono alcuna degenerazione dell’impalcatura ossea. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente inserito nelle priorità sanitarie di rilevanza internazionale per la decade 2000-2010, l’osteoporosi. Questa patologia dello scheletro, definita anche malattia delle “ossa di vetro”, ha come sua caratteristica principale la perdita del patrimonio minerale osseo, con conseguente progressiva riduzione della resistenza meccanica dello scheletrico. Secondo ESOPO, recente studio epidemiologico multicentrico nazionale, il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi.

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