Malati di Alzheimer guariscono davanti ai quadri di Picasso e Rousseau

Un ottantottenne gravemente ammalato di Alzheimer davanti a una tela di Picasso riacquista all’improvviso la capacità di formulare frasi logiche e corrette. Un fatto inspiegabile che, però, non lascia dubbi: i colori del dipinto “La ragazza davanti allo specchio” devono avergli acceso delle aree cerebrali ben precise, rimaste intatte durante la malattia. Il fatto è avvenuto a New York, presso il Museo di arte moderna, Moma (Museum of modern Art). Analoga l’esperienza di Irene Copeland Brenton, settantatreenne, colpita da una particolare forma di Alzheimer che le impedisce di leggere e trovare le parole giuste per esprimersi. La donna in visita al Moma è rimasta per qualche minuto davanti a un’opera di Rousseau e all’improvviso si è messa a parlare come se niente fosse, divenendo addirittura loquace. Sorprende l’ipotesi che la semplice vista di opere d’arte possa migliorare le condizioni di pazienti affetti da Alzheimer, eppure è questo quanto emerge da un recente articolo apparso sul New York Times. Secondo Oliver Sacks, celebre neurologo, autore di “Risvegli”, il confronto con un quadro non è solo un’esperienza visiva, ma è anche e soprattutto un’esperienza emotiva. “Nei miei lavori mi è capitato sovente di verificare pazienti che, gravemente affetti da demenza, ‘rinsaviscono’ all’improvviso dinanzi ai colori vivaci di una tela – dice al New York Times lo studioso - pertanto sono convinto che l’arte possa stimolare anche aree cerebrali solo apparentemente intaccate dalla malattia”. Alla luce di questi risultati tre importanti musei statunitensi hanno quindi deciso di aprire le loro porte a equipe mediche e ai loro pazienti. Coinvolti nell’iniziativa oltre al Moma anche il Museum of Fine Arts di Boston e il Bruce Museum di Art and Science di Greenwich, Connecticut. Mai come in questo momento tornano dunque attuali le famose parole pronunciate da uno dei più importanti pittori di tutti i tempi, Kandinsky, evocando in qualche modo le potenzialità terapeutiche dell’arte. “Non dobbiamo ingannarci e pensare che riceviamo la pittura attraverso l’occhio. No, la riceviamo a nostra insaputa, attraverso tutti e cinque i nostri sensi. E come potrebbe essere altrimenti?”.

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