UN'ESTATE DA PAURA

A quanto pare ne soffrirebbe anche Madonna. Non appena sente il fragore di un tuono, la popstar va infatti in tachicardia e non può fare a meno di chiamare qualcuno per farle compagnia. Parliamo di una fobia specifica che, col sopraggiungere della bella stagione, colpisce un numero sempre crescente di persone: è la brontofobia (dal greco bronte, tuono), ossia la paura cronica dei temporali e specialmente dei tuoni. Secondo un servizio pubblicato sull’ultimo numero di OkSalute (http://ok.leiweb.it/), questo tipo di fobia è nato agli albori della civiltà umana, quando si adoravano divinità come Zeus, il potente padre di tutti gli dei: gli antichi credevano che i tuoni servissero agli dei per comunicare all’uomo che qualcosa non andava secondo le loro aspettative e che quindi bisognava agire per porvi rimedio. La brontofobia è, dunque, una tipica fobia estiva, così come lo sono la paura dei fulmini, degli insetti, dell’acqua alta al mare e delle altezze in montagna; timori che di solito si instaurano nell’infanzia, ma che a volte – a causa magari di un forte stress – possono insorgere improvvisamente anche a 50 anni. Nel primo caso si parla di astrapofobia (dal greco astrape, fulmine). La persona colpita va in crisi non appena il cielo viene illuminato da una saetta. In realtà il timore è immotivato, poiché le probabilità di essere colpiti da un fulmine sono bassissime. Per i nostri antenati, invece, era giustificato dal fatto che, questi eventi atmosferici, rappresentavano secondo le loro tradizioni religiose, la punizione divina destinata a coloro che non facevano giudizio. La paura degli insetti si chiama entomofobia e d’estate diviene più frequente perché gli esapodi – a differenza dei mesi invernali - sono particolarmente attivi. Le persone che ne sono colpite vanno quindi in tilt non appena vedono trotterellare a distanza ravvicinata un qualunque animaletto con zampette e antennine. È parente prossima della aracnofobia, vale a dire la paura dei ragni. Ci sono poi – tipiche dell’estate – l’idrofobia e l’acrofobia. La prima riguarda individui terrorizzati dai liquidi, e dall’acqua in particolare. Sono le classiche persone che pur sapendo nuotare preferiscono evitare i punti ‘dove non si tocca’. In realtà i veri idrofobici non sanno nemmeno nuotare e rifuggono ogni contatto con l’acqua. In montagna c’è invece il problema di trovarsi su pendii rocciosi particolarmente scoscesi o in cima a rupi: in questi casi l’angoscia scaturisce dal senso di vuoto percepito osservando ciò che ci circonda. “Quelle elencate sono tutte fobie specifiche che in estate, in effetti, colpiscono di più – dice a Libero Laura Bellodi, professore ordinario di psichiatria presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano -. Fra i tipici sintomi somatici ci sono tachicardia, senso di soffocamento, sudorazione. Da un punto di vista psichico ci possono invece essere paura di perdere il controllo, impazzire, non riuscire a superare la crisi”. Oggigiorno a soffrire di queste particolari fobie sono le persone che non hanno risolto la cosiddetta ‘ansia da separazione’, fase critica dell’esistenza legata al passaggio dalla famiglia alla scuola materna o elementare. Altri individui a rischio sono quelli che devono sempre controllare ogni cosa per poter sentirsi tranquilli e rilassati ed esigono il massimo (spesso oltre le proprie capacità) da se stessi. Oggi però per risolvere questo tipo di problemi ci sono molte soluzioni, a seconda della gravità dei sintomi. Nei casi più leggeri si può intervenire con semplici stratagemmi: per esempio nel caso di un temporale si può ascoltare una canzone che ha il potere di distrarre il brontofobico. Nei casi più gravi invece è indispensabile ricorrere alla farmacologia: “Ricordo un signore che avevo in cura e non riusciva quasi più a vivere per il terrore che potesse scatenarsi un temporale da un momento all’altro – racconta Bellodi -. In casi come questi in cui la qualità della vita è fortemente compromessa si interviene con farmaci che agiscono sulla serotonina, e contemporaneamente con la terapia cognitivo comportamentale”.

(Pubblicato su Libero il 26 giugno 09)

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