"Polarizzazione e conflitto": il rischio è reale

C’è troppa differenza tra i paesi situati a nord del Mediterraneo e quelli a sud. È una situazione che potrebbe degenerare fino a provocare una grave instabilità politica, che aprirebbe la strada a conflitti. Lo dicono le ricerche dell’Istituto di analisi economica del Consiglio superiore della ricerca spagnolo (Csic) nell’ambito del progetto “Polarizzazione e conflitto” finanziato dall’Unione Europea, e pubblicato all’interno del “Berlin Workshop series: Equity and development” della Banca Mondiale. Questi i dati. Negli ultimi 40 anni il divario socioeconomico tra i paesi del nord come Italia, Francia, e Spagna e quelli del sud come Algeria, Egitto e Marocco – interpretato da una nuova formula utilizzata da economisti e sociologi chiamata “indice di polarizzazione” - è raddoppiato. L’indice di polarizzazione è passato dallo 0,0643 del 1961 allo 0,1313: tanto più l’indice è elevato, tanto maggiore sono i rischi di attrito tra paesi confinanti. In generale, per quanto riguarda le differenze economiche, si è passati dal 18 al 36%. “Se la disuguaglianza tra le persone determina l’evoluzione di più strati differenziati nella società allora l’indice di polarizzazione è da considerarsi basso e non c’è rischio di conflitti – rivela Eliana la Ferrara, dell’Innocenzo Gasparini Institute for Economic Research dell’università Bocconi di Milano - se invece porta allo sviluppo di due schieramenti, ciascuno omogeneo al proprio interno ma diverso rispetto all’altro, allora la polarizzazione è alta e c’è da preoccuparsi”.

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