Hiroshima e Nagasaki: l'effetto delle radiazioni dopo più di sessant'anni dalle esplosioni atomiche

Sono passati più di sessant’anni dall’esplosione delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki eppure è ancora alto il numero di vittime dovuto alle radiazioni. Sono i risultati divulgati da Misa Inazumi della Radiation Effects Research Foundation (RERF) di Hiroshima e Nagasaki. La studiosa ha messo a confronto 4mila persone superstiti delle esplosioni atomiche con 3mila individui nati anni dopo l’evento bellico. Ha così visto che nel primo caso i malati alla tiroide, organo bersaglio delle radiazioni, erano pari al 44,8% e che i malati del secondo gruppo erano rappresentati da una percentuale del 14,6%. Dunque la ricerca mette chiaramente in risalto che le radiazioni atomiche continuano a nuocere alla salute anche molti anni dopo un’esplosione nucleare. Risultati analoghi sono stati ottenuti da studi condotti nell’area di Chernobyl, in seguito al disastro nucleare del 1986. In questo caso gli esperti hanno calcolato che l’incidente di Chernobyl ha rilasciato radiazioni 400 volte superiori a quelle della bomba caduta su Hiroshima, ma da 100 a 1000 volte inferiori a quelle causate dai test di armi nucleari effettuati a metà del Ventesimo secolo. Hanno poi rilevato che l’incidenza del tumore alla tiroide sui bambini bielorussi, ucraini e russi è aumentata sensibilmente. L’AIEA, ente che monitora gli effetti della radiazioni sulle popolazioni colpite da disastri nucleari, ha rilevato “1800 casi documentati di cancro alla tiroide in bambini che all’epoca dello scoppio del reattore avevano un’età compresa tra 0 e 14 anni, dato di molto superiore alla media”, ma non è riuscito a fare previsioni per il futuro. I tumori alla tiroide analizzati sono di tipo esteso e molto aggressivo, ma se diagnosticati presto possono essere efficacemente curati.

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