I grattacieli-alverari: la nuova frontiera dell'architettura

Uno studio di architettura messicano propone di costruire grattacieli imitando le api. Se tutto andrà come previsto il primo grattacielo–alveare sorgerà a Santa Fe, a nordest di Città del Messico, entro la fine del 2010. Sarà costituito da 28 piani, 180 appartamenti (da 60 a 200 metri quadri), un hotel di lusso da 27 stanze, un ristorante, un giardino pensile. La sua forma, appunto, quella di un alveare: degli esagoni sovrapposti l’uno all’altro in modo da non lasciare spazi vuoti e soddisfare al meglio le esigenze di coloro che lo abiteranno. “La nostra idea è quella di portare a termine un’opera di forte impatto, ma allo stesso tempo anche di notevole valenza sociale – spiega Michel Rojkind, capo del progetto – l’ispirazione per il rivestimento esterno ci è arrivata dall’osservazione delle api, animali dotati di un’organizzazione e di un livello di interazione sociale molto evoluto. In particolare abbiamo puntato sulle caratteristiche celle esagonali degli alveari”. Il grattacielo-alveare, già battezzato la torre di Rojkind, fa parte di un progetto più ampio comprendente complessivamente dieci grattacieli, ognuno dei quali realizzati da un architetto diverso e tutti collegati fra loro da passerelle e ponti. Al centro della struttura urbanistica sorgerà il lavoro dello studioso messicano. Secondo Rojkind il grattacielo-alveare godrà di una stabilità eccellente: gli esagoni - sostituendosi ai tradizionali pilastri verticali utilizzati nell’edilizia classica - conferiranno all’opera architettonica un’intelaiatura molto più resistente della norma. Allo stesso tempo nel grattacielo vi sarà anche molta più disponibilità di luce rispetto a qualunque altra costruzione. Rojkind è giunto a questo progetto studiando il comportamento delle api. Gli imenotteri realizzano dei favi all’interno dei quali depositano il raccolto e allevano la covata. La costruzione avviene con cera prodotta da otto piccole ghiandole situate sotto l’addome dell’insetto. La cera viene secreta sottoforma di un fluido che solidifica rapidamente, tramite una complicata reazione chimica. Un favo è dunque composto da due facce con celle a sezione esagonale. Ma perché le api optano proprio per la forma esagonale considerato che, allo stesso risultato, potrebbero giungere anche con celle quadrate o rettangolari? Perché è quella la forma più redditizia, spiegano gli entomologi (ed ora gli architetti). In questo modo gli imenotteri hanno infatti imparato a sprecare meno cera possibile. Da un punto di vista geometrico la soluzione di Rojkind rappresenta invece la cosiddetta “tassellazione”. Il riferimento è a una figura costituita da poligoni che ricoprono l’intero piano, senza sovrapporsi, come in un puzzle, che riproduce ad esempio la piastrellatura di un pavimento. In natura, oltre agli alveari, la “tassellazione” è una peculiarità delle ali degli insetti: esse sono infatti ricoperte da minuscole scaglie disposte in file, che si sovrappongono come le tegole dei tetti.

Commenti

kitty ha detto…
la imagen no corresponde a la obra mencionada
corresponde a una obra del mismo autor desarrollada para un concurso en toronto

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