Sudafrica, una famiglia di leoni bianchi "scappa" dallo zoo e torna alla vita selvaggia

Cinque leoni bianchi verranno rilasciati nei prossimi giorni in una riserva naturale del Sudafrica. Scopo dell’esperimento reintrodurre nel loro ambiente naturale un animale che non vive più allo stato selvatico dai primi anni Novanta: al 1994, infatti, risale l’ultimo avvistamento di un leone bianco fra le sterpaglie dalla savana africana. Il quintetto di leoni – la ‘famiglia reale’ - è rappresentato dalla leonessa Zihra, il leone Mandla e dai loro tre cuccioli, due maschi e una femmina: Zukhara, Matsienge, e Nebu. I veterinari in questi giorni li hanno addormentati uno a uno, per potergli fissare un collare che permetterà ai ricercatori di monitorare costantemente il loro passo. I cinque leoni sono stati allevati in cattività, ma hanno tutte le carte in regola per poter riappropriarsi del loro ambiente originario. Fin dalla nascita, infatti, hanno avuto scarsi contatti con l’uomo, e quindi non dovrebbero faticare molto a tornare a vivere secondo natura.

La riserva che li ospiterà è distribuita su un’area di 1000 ettari, nella regione del Timbavati. In essa vi dimorano numerose specie animali, molte delle quali ideali per soddisfare il fabbisogno nutrizionale dei leoni. Fra queste ci sono parecchie specie di antilopi, zebre e gnu. Unica eccezione le giraffe, che sono state allontanate dalla riserva. Secondo gli scienziati possono essere d’intralcio alla reintroduzione dei leoni bianchi. In particolare, gli zoccoli degli esemplari adulti, rischiano di essere letali per i cuccioli di leone che si avventano sulle giraffe credendole innocue. A capo dell’iniziativa di riportare il leone bianco nel suo ambiente d’origine c’è il Global White Lion Trust, fondato nel 2002 dalla naturalista Linda Tucker. “Il nostro obiettivo non è mai stato solo quello di allevare leoni bianchi in cattività – spiega Jason Turner, direttore della struttura -. Vogliamo soprattutto riportare l’animale a vivere nel suo habitat originale. Abbiamo scelto la ‘famiglia reale’ perché l’abbiamo seguita con questo scopo, mantenendola il più lontano possibile dall’influenza umana”. I cinque della famiglia reale si uniranno ad altri leoni bianchi introdotti nella stessa riserva nel 2006. Sono tre cuccioli rimasti senza mamma l’anno scorso dopo una battuta di caccia finita tragicamente.


I leoni bianchi sono animali molto rari, il risultato di una mutazione genetica (la stessa che riguarda anche le tigri bianche) che influisce sul colore del pelo. Scientificamente si parla di ‘chinchilla mutation’. Non sono albini. Non hanno infatti il pelo completamente candido, gli occhi rossi, né soffrono di fotofobia. Ma come gli albini di tante specie faunistiche hanno sempre avuto difficoltà a farsi strada lungo il cammino evolutivo. È per via della loro pelliccia che non gli consente di mimetizzarsi adeguatamente fra la vegetazione della savana. In questo modo le potenziali prede si accorgono presto della loro presenza e scappano lasciandoli con la bocca asciutta. “Un vero handicap – spiega Chris McBride, autore del famoso libro ‘I bianchi leoni di Timbavati’ – soprattutto per i leoni maschi che a volte cacciano da soli. Le femmine invece riescono comunque a sfamarsi perché non lasciano mai il branco”. A ciò va associato il fatto che i cacciatori hanno sempre avuto un debole per questi esemplari, essendo un trofeo ben più ambito del leone normale. Oltretutto nessuno li ha mai inseriti in una lista degli animali a rischio di estinzione, giudicandoli semplicemente una sottospecie della Panthera leo, vale a dire il comune leone di cui esistono migliaia e migliaia di unità. Oggi, quindi, in cattività, sono rimasti appena 500 leoni bianchi, distribuiti nei principali giardini zoologici del pianeta. Ne abbiamo anche in Italia, presso il Safari Park di Pombia, in provincia di Novara, liberi di scorazzare su una superficie di 400mila metri quadrati: “Ospitiamo una coppia di leoni bianchi dal 2001, Flash e Moon – ci racconta Orfeo Triberti, direttore della struttura novarese – a cui si è aggiunto qualche anno fa un cucciolo, Simba”.


(Pubblicato su Libero il 3 giugno 09)

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