Effetto serra: sotto accusa i vulcani di fango

Anche il metano naturale contribuisce all’effetto serra. Lo afferma uno studio sovvenzionato dall’ONU, cui ha preso parte anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Gli esperti hanno studiato l’attività geologica dei principali vulcani di fango del mondo (luoghi di fuoriuscita di sedimenti, acqua e gas provenienti da serbatoi petroliferi profondi) verificando che, in un anno, sono almeno 40–50 miliardi le tonnellate di gas che si riversano nell’atmosfera, peggiorando le già precarie condizioni bioclimatiche del pianeta. Il dato non è mai stato preso seriamente in considerazione dagli scienziati, nemmeno da quelli dell’Intergovernmental panel on climate change (IPCC), ente mondiale che si occupa della valutazione dei fenomeni che concernono l’effetto serra. Secondo i ricercatori sono soprattutto i processi di degassamento naturale a provocare l’immissione di metano nell’aria, manifestazioni naturali strettamente legate al movimento della placche, che spesso fanno registrare scosse telluriche anche di notevole intensità. In Azerbaijan – in corrispondenza dei più grandi vulcani di fango del mondo, vicino al Mar Caspio – il fenomeno è noto: qui gli scienziati hanno evidenziato che, per chilometro quadrato, sono fra le 100 e le 1000 tonnellate le quantità di gas che si liberano in un anno. Inoltre è in queste aree geologiche che si verificano i cosiddetti “fuochi perpetui”, zone dove il fuoco si sviluppa costantemente a causa dell’autocombustione del metano.

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