Adolescenti egoisti e odiosi? Però guariscono con l'età

Perché un adolescente è solo capace di chiedere e quasi mai di dare? In sostanza: perché l’egoismo è una prerogativa dei più giovani, mentre invecchiando si tende a diventare meno egoisti? Ce lo spiega un team di ricercatori anglosassoni. Gli studiosi hanno analizzato tramite risonanza magnetica l’attività cerebrale di 19 adolescenti e di 11 adulti. Dai test è emerso che nei più giovani, l’area predisposta all’empatia, e quindi alla comprensione dei bisogni altrui, è meno sviluppata rispetto ai più anziani. Questa area è detta corteccia prefrontale: essa occupa la parte rostrale del lobo frontale di ciascun emisfero. Al contrario nei più giovani risulterebbe nettamente più attiva un’altra area, quella legata alle operazioni più semplici, dirette e istintive, e per questo difficilmente atte a prendere in considerazione un desiderio altrui. Stiamo parlando in questo caso del solco temporale superiore, area del cervello ubicata nel lobo temporale di entrambi gli emisferi. Da qui quindi gli studiosi hanno concluso che l’egoismo adolescenziale è una questione essenzialmente biologica e non di certo caratteriale. Non c’è pertanto da stupirsi se il nostro ragazzo in casa non fa niente, mentre al contrario è solo capace di pretendere: la paghetta settimanale, l’ultimo modello di cellulare, eccetera. Da un punto di vista prettamente psicologico l’egoismo, si sa, corrisponde alla necessità di rispettare un principio naturale: pensare a se stessi. Ma tante volte questo atteggiamento può diventare negativo. Dunque clinicamente si distinguono l’egoismo positivo, quello negativo e l’egocentrismo. L’egoismo positivo prevede il pensare a se stessi senza danneggiare gli altri. L’egoismo negativo si basa sulla strumentalizzazione consapevole di chi ci sta intorno, con “sfruttamento” altrui sapendo d’essere in torto. L’egocentrismo invece deriva dalla strumentalizzazione inconsapevole del mondo esterno, credendo di essere nel giusto: l’egocentrico, di fatto, è anagraficamente un adulto, ma il suo livello di maturazione è pari a quello di un bambino.

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