Quanti veleni sono nascosti nei cellulari, televisori e pc

Tv al plasma, computer da tavolo, computer portatili, telefonini, stampanti, eccetera, eccetera. Sono tutti prodotti tecnologici dei quali ormai non possiamo più fare a meno e che spesso sostituiamo anche se non c’è un reale motivo. Le conseguenze? Disastrose. Così facendo stiamo infatti riempiendo la Terra di discariche hitech che non sappiamo come gestire; spesso gli elementi chimici e altre sostanze più complesse contenute in questi apparecchi vengono rilasciati nell’ambiente compromettendo il territorio e la nostra stessa salute. A tal proposito degli studiosi della U.S. Environmental Protection Agency ci fanno sapere che ogni prodotto tecnologico abbandonato è potenzialmente in grado di intaccare il nostro benessere e gli habitat che ci circondano: i ricercatori americani hanno fatto un elenco completo dei principali elementi chimici contenuti in prodotti come i computer, e l’effetto che ognuno di essi ha sul nostro organismo. Il risultato è alquanto preoccupante. Facciamo subito un esempio. Il monitor di un apparentemente innocuo computer da tavolo è in realtà caratterizzato da tubi catodici contenenti fino a 4 chilogrammi di piombo; e il piombo è tutt’altro che salutare. Se viene liberato nell’ambiente può danneggiare il sistema nervoso, influisce negativamente sui reni e l’apparato riproduttivo; nei bimbi il contatto con esso può compromettere lo sviluppo mentale. Negli schermi piatti a cristalli liquidi, che stanno sostituendo i vecchi visori, c’è una minore presenza di questo elemento, tuttavia il mercurio - presente nelle lampade usate per la retroilluminazione - è più abbondante. E anche il mercurio è compreso nella lista rossa degli elementi pericolosi: è responsabile di lesioni cerebrali e renali e si può addirittura concentrare nel latte materno, e compromettere lo sviluppo fetale. In piccole quantità ci sono poi molti altri elementi chimici contenuti nei principali prodotti hitech in grado di mettere a repentaglio la nostra salute. Il bario provoca disturbi gastrointestinali, astenia muscolare, difficoltà respiratoria e alterazioni della pressione sanguigna. Il cromo può causare danni al fegato e ai reni. Incrementa anche il rischio di carcinoma polmonare e di bronchite asmatica. La polvere di berillio è cancerogena. Inalata aumenta il rischio di ammalarsi di tumore ai polmoni. Esposizioni prolungate al cadmio provocano seri problemi ossei e renali. Ci sono infine classi di composti noti come ritardanti di fiamma e PVC (plastiche) anch’essi pericolosi. I primi intaccano la tiroide e colpiscono il feto, le plastiche – se bruciate – producono diossine altamente tossiche. Soluzioni? Per esempio un buon riciclaggio, come si evince da un servizio apparso su National Geographic. Tuttavia il riciclaggio non è molto praticato. In Italia i cosiddetti RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) vanno incontro a riciclaggio nel meno del 10 percento dei casi. Eppure ognuno di noi, più o meno inconsapevolmente, annualmente elimina 14 chilogrammi di rifiuti tecnologici. Anche in America la situazione non può dirsi rosea. Nel 2005 sono state prodotte 759 tonnellate di rifiuti hitech derivanti da televisori obsoleti: solo il 13,4 percento di questi è però andato incontro a riciclaggio. Lo stesso vale per cellulari, pc, e computer portatili. In Usa oltre il 70 percento dei pc e dei monitor e l’80 percento dei televisori finiscono nelle discariche. E dalle discariche – come si è detto - gli elementi nocivi fuoriescono dalle apparecchiature contaminando il suolo e le falde acquifere. Gravi problemi si registrano anche nei paesi del Terzo mondo dove vengono spesso indirizzati i rifiuti tossici senza che vi siano strutture adatte a smaltirli. A New Delhi in India le persone fondano il piombo derivante dai prodotti hitech nelle stesse pentole usate per preparare da mangiare. In Pakistan vengono assoldati bimbi di dieci anni per ricavare frammenti di metallo riciclabili dai mouse dei pc. In alcune località della Cina si coltivano patate nei pressi di discariche dove vengono accumulati circuiti stampati. Ogni mese arrivano a Lagos, in Nigeria, cinquecento container di merce elettronica usata. Altre grosse discariche internazionali sono quelle che sorgono presso Hong Kong, Bangalore in India, e Guiyu in Cina. Ma c’è anche qualche buona notizia come quella riguardante strutture come la Creative Recycling Systems, un’azienda di Stampa in Florida. A capo c’è lo statunitense Jon Yob che l’ha allestita, con un budget di oltre tre milioni di dollari, nel 2006. Con essa vengono distrutte cataste di rifiuti hitech provenienti dagli Usa. Stazioni di separazione setacciano il materiale disintegrato e lo dividono smistando vetro, ferro, piombo, e metalli non ferrosi come il rame e l’alluminio. Davide, così è stata battezzata la struttura di Yob, smaltisce circa 70mila tonnellate di rifiuti elettronici all’anno.

Commenti