L'aria è inquinata, ce lo dice il cuore

Chi pensava che lo smog nocesse alla salute solo dopo lunghe permanenze in un ambiente inquinato dovrà ricredersi: bastano infatti pochi minuti a contatto con l’aria cattiva per subire un’alterazione della cosiddetta funzione endoteliale, la capacità delle arterie di stringersi e dilatarsi a seconda della necessità fisiologica dettata dalla pompa cardiaca. È il risultato di uno studio francese. Gli scienziati mettono in allarme soprattutto chi soffre già di problemi cardiocircolatori: a contatto con lo smog infatti questi ultimi potrebbero andare incontro a ulteriori complicazioni. Gli scienziati d’oltralpe hanno coinvolto 40 persone sane di età compresa tra i 18 e i 35 anni. I partecipanti al test sono stati monitorati subito dopo aver preso contatto con i caratteristici componenti dello smog metropolitano, rilevabili da una centralina nei pressi della sede dove è stato condotto lo studio: i gas (ossido di azoto, zolfo, carbonio) e le polveri sottili. Nel primo caso si è visto che sono soprattutto le piccole arterie ad essere compromesse, nel secondo invece, sono i vasi più voluminosi. “I componenti gassosi dello smog hanno un impatto maggiore sulle grosse arterie - dice Pierre Boutouyrie, a capo dello studio, al quotidiano francese Le Monde – in particolare, il gas più dannoso, è il biossido di zolfo, prodotto soprattutto dai motori diesel. Questo gas può indurre un’infiammazione generale delle arterie, e la produzione di sostanze nocive nei polmoni”. Ma in che modo esattamente lo smog incide sul buon funzionamento dell’apparato cardiovascolare? “L’alterazione dell’attività endoteliale può ripercuotersi sul circolo coronarico – spiega Gianluca Botto, Direttore del Laboratorio di elettrofisiologia dell’Ospedale Sant’Anna di Como -. In questo caso si può ipotizzare quindi l’evoluzione di un’ischemia cardiaca, con ridotto afflusso di ossigeno al cuore. Tra i sintomi più importanti del fenomeno abbiamo l’angina pectoris, tipico dolore retrosternale, dovuto appunto a una minore irrorazione sanguigna del cuore (che riguarda l’8,9 percento della popolazione)”. Altro rischio è rappresentato da fenomeni legati alla coagulazione del sangue. Qui entrano in gioco le particelle fini (di diametro inferiore a un micron) che filtrando nel flusso sanguigno, ne favoriscono la coagulazione e scatenano trombosi. “Nei giorni più inquinati l’incidenza e la mortalità per eventi trombotici aumenta del 20 percento – hanno recentemente ammesso gli studiosi Società italiana di medicina interna (Simi). Ciò è confermato anche da studi olandesi nei quali si dice che chi vive in prossimità delle grandi arterie stradali presenta un rischio di morte cardiovascolare del 50 percento in più rispetto a chi, per esempio, vive in campagna. Ma non è solo il cuore a rimetterci quando ci si trova a tu per tu con gas e polveri nocivi. Anche i polmoni ne possono risentire. In particolare, in questo caso, vengono prese in considerazioni le allergie. Stando infatti agli scienziati basta rimanere esposti a traffico intenso per pochi minuti per avere reazioni allergiche abnormi. Esiste addirittura l’allergia allo smog, con forti irritazioni a livello delle mucose delle vie respiratorie e con l’esacerbazione di sintomi quali rinite, asma e lacrimazione degli occhi. “Istantaneamente, i polmoni di una persona esposta a particelle di smog, rilasciano mediatori infiammatori – ci raccontano i medici dell’Ospedale San Raffaele di Milano -. In particolare le persone più a rischio sono gli anziani, i pazienti pediatrici e i malati di asma, i quali possono andare incontro a crisi improvvise”.

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