Pareidolia, un fenomeno antico che Marte ci ripropone

L’ultimo caso si è registrato poco tempo fa quando il Times ha diffuso le foto di una silhouette apparentemente umana che pareva muoversi sulla superficie marziana. Poi si è detto che la fotografia non può avere nulla a che vedere con l’uomo, essendo solamente il risultato di un gioco di luci e ombre. In realtà questa tendenza a riconoscere facce, corpi e oggetti a noi cari sulla superficie di Marte (così come fra nuvole o muri scrostati) è un fenomeno che risale a molto tempo fa e che da sempre quindi condiziona le ricerche scientifiche. È un fenomeno chiamato pareidolia e si riferisce genericamente all’illusione subcosciente di vedere cose che non ci sono, ma che in qualche modo hanno il potere di rassicurarci: “In ambito psicologico è stato ampiamente esaminato il fenomeno della pareidolia – ci racconta Francesco Marucci dell’università La Sapienza di Roma -. Ciò entra in gioco quando il nostro sistema cognitivo percepisce stimoli visivi ambigui e confusi, poiché è innatamente portato a individuare figure semplici, chiare, e ragionevolmente condivisibili. Entra quindi in gioco il cosiddetto meccanismo della ‘proiezione attributiva’, vale a dire il meccanismo con il quale proiettiamo contenuti e significati che riteniamo essere adeguati per interpretare una realtà percettiva incerta e problematica”. A monte di ciò Marte è stato quindi definito il pianeta della pareidolia, proprio perché sono numerosi gli avvistamenti “anomali” avvenuti sulla sua superficie nel corso degli anni. Il primo a vedere sul Pianeta Rosso cose inesistenti fu Giovanni Schiapparelli nel 1887, che vide dei canali che collegavano fra loro distese marine; di conseguenza l’astronomo francese Camille Flammarion ipotizzò la presenza di una civiltà progredita. Ma dalla sonda americana Mariner 4 lanciata nel 1965 siamo venuti infine a sapere che i canali non furono che il frutto di un’illusione ottica. Nel 1970 vengono identificati nella pianura di Cydonia delle strane formazioni geologiche. Si pensò ai resti di giganteschi monumenti, analoghi alle piramidi egiziane, alti fino a 1600 metri di altezza e con essi si parlò quindi di una civiltà vecchia di 500mila anni. Ma la verità è molto meno affascinante: ricognizioni successive hanno infatti appurato che si tratta di semplici rilievi rocciosi. Nel 1976 è la volta di The face, il disegno più straordinario inventato dal suolo marziano. La faccia è stata fotografata dalla sonda Viking 1. Nel 2006, quindi, con Mars Global Surveryor si ha la conferma che non è altro che un egregio lavoro operato dalla erosione. Nel 1999 e nel 2000 vengono visti due enormi cuori, il secondo, guarda caso, in corrispondenza del giorno di San Valentino. Ma anche qui non è stato possibile intravedere l’azione di qualche extraterrestre burlone. Si tratta infatti di banali depressioni geologiche di qualche chilometro di diametro. Nel 2003 la sonda Spirit fotografa l’immagine di un teschio umano, ma analisi più approfondite parleranno semplicemente di una particolare posizione delle rocce. Infine sono di due anni fa le fotografie di una faccia sorridente. Il risultato? Una catena montuosa mai vista prima.

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