Contrordine, il delfino è un idiota

Il delfino l’animale più intelligente? Da oggi non è più così. Stando infatti alle conclusioni di uno studio condotto da un team di scienziati sudafricano sembrerebbe che il mammifero marino preferito dall’uomo sarebbe addirittura più stupido di un pesce rosso o di un gerbillo (un minuscolo roditore simile al topo). Paul Manger, dell’università Witwatersrand di Johannesburg, ha verificato che il delfino ha sì un grosso cervello ma che questo non può in nessun caso essere messo in rapporto alla sua intelligenza. Il motivo lo si spiega così. Il delfino ha un cervello caratterizzato da due componenti anatomiche (come tutti i mammiferi del resto): i neuroni e le cellule della glia. Ma sono solo i neuroni le cellule che conferiscono l’intelligenza. Le cellule della glia invece servono soprattutto per fare volume: in realtà contribuiscono all’impalcatura del cervello e nutrono i neuroni. Dunque il cervello del delfino è soprattutto costituito da cellule della glia e non da neuroni come creduto fino a oggi. E da qui quindi l’ipotesi che l’intelligenza dei cetacei possa essere nettamente inferiore rispetto a quella di molti altri animali che magari hanno un cervello molto più piccolo, ma assai più ricco di cellule cerebrali. A questo punto la domanda che sorge spontanea è la seguente: quale sarebbe il motivo di un cervello tanto grande se poi l’intelligenza che ne deriva è scarsa? Come pensava Darwin difficilmente l’evoluzione fa le cose a casaccio. E così anche in questo caso l’enigma è facilmente spiegabile. Secondo gli esperti i delfini hanno un cervello più grande della norma (di un pesce per esempio rapportato alle dimensioni di un cetaceo) semplicemente perché, durante l’evoluzione, e l’adattamento al mare (ricordiamo che i delfini e tutti i cetacei derivano da progenitori vissuti sulla terraferma 50 milioni di anni fa), dovettero escogitare uno stratagemma per mantenere al caldo il cervello: la bassa temperatura di mari e oceani avrebbe altrimenti mandato in tilt il cervello dei primi delfini. Pertanto l’unica soluzione per i cetacei fu quella di far arrivare al cervello più sangue possibile che, tra le tante sue funzioni, ha anche quella di riscaldare le zone del corpo che irrora. In alternativa, si comprende, un cervello piccolo non avrebbe richiamato abbastanza sangue al cervello e per i cetacei sarebbe stata la fine. Ultimo dubbio. Ma se le cose stanno davvero così come si comprende l’eccezionale disinvoltura con cui i delfini si destreggiano in acqua tra un esercizio e l’altro? Tutta fuffa, dicono gli esperti. Qui infatti si ha che fare con i cosiddetti “stimoli condizionati”, meccanismi psichici che in nessun caso possono essere messi in relazione alle capacità intellettive.

Ecco gli animali più intelligenti e alcuni aneddoti sul loro conto:

I pappagalli sono in grado di identificare 40 oggetti e sette colori.
I gorilla possono apprendere il linguaggio dei segni: un esemplare, negli anni Settanta, ne ha imparati più di mille.
Le api danzano per indicare alle compagne una fonte di cibo.
Agli inizi del secolo il matematico Von Osten afferma di aver insegnato al suo cavallo a contare.
I cani associano il suono del campanello al cibo.
Delfini e oranghi si riconoscono negli specchi. In uno zoo di Toronto l’orango Chantek ha recentemente utilizzato lo specchio per lavarsi i denti.
I topi assaggiano circospetti il cibo prima di mangiarlo: così evitano di morire avvelenati.
I corvi sanno distinguere un legnetto dritto da uno uncinato.
I gatti prevedono i terremoti.
Tutti gli animali conoscono il dolore psichico e vegliano per giorni i loro compagni morti.


(Pubblicato su Libero il 23 agosto 06)

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