La vita si allunga anche per cani e gatti

La vita media delle donne ha superato gli 80 anni, quella degli uomini i 74 anni. E questo lo sapevamo. Quello che invece non era noto è che l’allungamento della vita media riguarda anche gli animali. Almeno quelli che vivono in stretto contatto con la nostra specie, e che indirettamente beneficiano della nostra longevità e del miglioramento complessivo delle nostre condizioni di salute. Il riferimento è quindi agli amici dell’uomo per antonomasia: i cani e i gatti. Secondo molti veterinari e studiosi negli ultimi venti anni le condizioni dei tipici amici dell’uomo sono nettamente migliorate: Fido e micio arrivano a raggiungere età prima impensabili. Rispetto agli anni Ottanta oggi un cane o un gatto, in media, vive un paio di anni di più, che corrispondono a una decina d’anni per un uomo. Lo stesso accade per altri animali come i cavalli. “È un classico caso di coevoluzione – racconta Santino Prosperi, preside della facoltà di medicina veterinaria dell’università di Bologna -. Si è avuta un’evoluzione congiunta di organismi legati fra loro da rapporti di reciproca dipendenza: l’uomo da una parte, il cane dall’altra. Entrambi hanno tratto beneficio dal sodalizio ed entrambi, vivendo meglio, hanno migliorato le proprie condizioni di salute campando di più”. Gli studiosi sottolineano inoltre il fatto che un tempo gli animali non venivano trattati come oggi. Cani e gatti, ormai, sono membri familiari a tutti gli effetti e come tali vengono accuditi e seguiti. Lo dimostrano, del resto, anche le cospicue spese affrontate da certe famiglie per la salvaguardia della loro salute, o la continua richiesta di strutture per la conservazione delle loro spoglie. “È l’alimentazione il punto chiave della questione – va avanti Prosperi – una volta ai cani e ai gatti si davano quasi esclusivamente gli avanzi del pranzo o della cena. Oggi gli diamo preparati studiati appositamente per la loro linea. Per non appesantire il lavoro renale, per esempio, gli somministriamo cibi non solo a base di carne (e quindi proteine) ma anche di verdure. Dunque anche per gli animali una dieta equilibrata è indispensabile per una buona salute e per campare più a lungo”. Un traguardo raggiungibile anche grazie ai controlli veterinari periodici, agli interventi chirurgici e alle cure per trattare le diverse malattie (diabete, infezioni, problemi dell’anca, ecc.). Non tutti gli animali però campano alla stessa maniera, sebbene tutti ricevano più attenzioni e maggiori cure. Come sempre le razze altamente selezionate - con un corredo cromosomico reso fragile da accoppiamenti forzati - sono più vulnerabili al trascorrere del tempo. Il pastore tedesco, per esempio, inizia già ad avere degli acciacchi intorno ai 7-8 anni. E in generale un cane di grossa taglia comincia a essere anziano dai sei anni di età. “I cosiddetti cani ‘toy’ o giocattolo – affermano gli specialisti dell’Azienda sanitaria di Firenze - insieme a tutte le razze che in Italia non esistevano fino a pochi anni fa, rappresentano un po’ l’anello debole del genere canino”. Un bastardino ha invece un’autonomia decisamente maggiore e può tranquillamente vivere fino a 15 anni (87 anni per l’uomo). Tuttavia se si vuole fare una media si stima che oggigiorno un cane possa arrivare a 13 anni di vita, contro gli 11 di vent’anni fa. Per alcuni studiosi, negli ultimi 30-40 anni, l’aspettativa di vita degli animali domestici è aumentata del 25 percento: i cani anziani rappresentano oggi il 35 percento della popolazione canina totale rispetto al 24 percento del 1960. I gatti comunque tendono a resistere un po’ di più dei cani, probabilmente per via delle loro più modeste dimensioni. Nel guinness dei primati risultano un gatto di 36 anni e un cane di 29 anni, ma sono casi eccezionali. Infine va tenuto conto del fatto che invecchiando oltremisura anche gli animali, come l’uomo, cominciano ad accusare problemi che una volta erano meno sentiti o addirittura erano del tutto inesistenti. A tal proposito degli studiosi inglesi hanno da poco scoperto che sempre più cani e gatti soffrono di una patologia simile all’Alzheimer, la cosiddetta “disfunzione cognitiva”. Con questa malattia i nostri animali domestici perdono drasticamente la lucidità della giovinezza, fino a trovarsi spaesati anche in ambienti a loro familiari, a dimenticare l'abitudine di fare i bisognini solo fuori di casa o a dimostrarsi facilmente irritabili.

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