L'inglese si evolve e diventa Panglish

La lingua del futuro? Sarà il Panglish, una specie di inglese contaminato dalle innumerevoli lingue della Terra. È la conclusione di un team di ricercatori dell’università di Hildesheim, in Germania. Secondo gli esperti questa nuova lingua potrebbe prendere definitivamente piede entro pochi anni. Con ciò i linguisti sono convinti che il linguaggio di Shakespeare e Dickens si stia definitivamente evolvendo in un nuovo idioma, che sarà parlato in quasi tutto il mondo. Le modifiche dell’inglese tradizionale - da un punto di vista lessicale e di pronuncia - sono già in atto, ma non sono riconducibili ai madrelingua, vale a dire gli inglesi, gli americani e gli australiani; bensì a coloro che parlano inglese come seconda lingua. I ricercatori spiegano quindi su New Scientist che il Panglish sarà molto simile alla versione inglese usata da coloro che non hanno radici angloamericane. Ecco alcuni esempi già consolidati della lingua Panglish. L’articolo “the” diventa “ze”; la parola “friend” diviene “frien”; frasi come “he talks” diventano “he talk”. Gli specialisti dicono che nel 2010 circa due miliardi di persone – vale a dire un terzo della popolazione mondiale – parlerà inglese come seconda lingua e da qui prenderà definitivamente forma il nuovo idioma. Mentre l’inglese puro verrà parlato da un numero sempre più ristretto di individui. Nel 2010 saranno 350 milioni, nel 2020 300milioni e così via. Alla fine il Panglish prenderà il sopravvento sull’inglese. Braj Kachru della università dell’Ohio afferma che già da oggi sulla Terra vengono parlati tanti ‘inglesi’ diversi e che, entro breve, convergeranno tutti nel Panglish. A Singapore per esempio si parla un inglese molto particolare, con chiare influenze malesi e cinesi; quest’ultimo però non viene compreso dagli inglesi madrelingua. Lo stesso accade in Arabia Saudita, in Cina, in molti paesi latini. Il progressivo consolidamento del Panglish lo si vede dunque dal fatto che sempre più spesso chi parla inglese come seconda lingua si capisce molto bene, mentre ciò non accade in presenza di un angloamericano puro. A ciò va affiancato il fatto che in Inghilterra o in America non esiste un ente atto a preservare l’originalità e la purezza del lessico shakesperiano. Ciò che invece accade in Francia dove il francese puro è tenuto in vita e sotto stretta sorveglianza da un organo inflessibile che è l’Accademia Francese (l’Academie francaise, fondata nel 1635 sotto Luigi XIII dal cardinale Richelieu, è una delle più antiche istituzioni di Francia e ha come scopo preservare l’idioma nazionale). I ricercatori approfondiscono l’argomento dicendo che il Panglish prenderà piede anche per via della difficoltà oggettiva che hanno molti a pronunciare correttamente le parole in inglese stretto. Per esempio per molti è assai complicato pronunciare il comunissimo “th” (di parole come per esempio “thermodinamics” o “thermal”) che viene quindi sostituito dalla “z” o dalla “s”. Altri non riescono tanto bene a pronunciare la “l” di “hotel” e così fanno prima ad adottare la “l” della parola “lady”, molto più allungata e facilmente “masticabile”. La difficoltà di pronuncia regna anche nel mondo delle consonanti. Sicché nel Panglish scompaiono spesso delle lettere in coda alle parole che non dovrebbero esistere. Per esempio “friend” diventa “frien”; “send” o “spend”, divengono “sen” e “spen”. Infine possono comparire parole che anziché avere una lettera in meno, ne possiedono una in più. È il caso di termini come “information” o “forniture” che non contemplano la “s” finale, anche se si intende parlare al plurale. Dunque si dirà da una parte “informations” e dalla altra “furnitures”. Infine per capire cosa sta succedendo all’inglese moderno, basta soffermarsi su ciò che si è verificato nel corso della storia per quanto riguarda il latino. Gli studiosi ci ricordano infatti che anticamente il latino era la lingua madre di molte regioni europee, poi, coi secoli si è trasformato in latino volgare per poi frammentarsi infine in tre dialetti principali: gli antenati dell’italiano, dello spagnolo e del francese moderno. E a sua volta il latino non è che uno dei tanti figli di una lingua scomparsa parlata nelle regioni indoeuropee più di 4mila anni fa. Da questa si sarebbero originati tanti altri idiomi, precursori del celtico, del greco, dello slavo, del latino.

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