Scorie radioattive, soluzione vicina

Il gioco del Pac Man fece la gioia di grandi e piccini negli anni Ottanta. Oggi invece non è che un prodotto d’antiquariato tecnologico, relegato a cantine e soffitte. Tuttavia l’idea di questa faccina che corre lungo percorsi prestabiliti mangiandosi palline di dubbia consistenza, ritorna attuale grazie al lavoro di scienziati scozzesi che promettono di dare vita a una nuova tecnica per risolvere il problema delle scorie nucleari. Stando infatti a un team di ricercatori dell’università di Edimburgo è possibile bloccare l’azione nociva di un elemento radioattivo come l’uranio, semplicemente attivando molecole costruite imitando in tutto e per tutto la faccina del Pac Man. Innanzitutto vanno chiarite un paio di dinamiche legate alla permanenza dell’uranio nell’ambiente e le sue caratteristiche chimico-fisiche. L’uranio è un elemento metallico radioattivo, usato come combustibile nei reattori nucleari. Ci si è accorti del suo potenziale energetico nel 1954 quando ci si rese conto che per produrre 60mila kW di elettricità ci vogliono 7 chili di uranio, contro 18 milioni di chili di carbone. Quest’ultimo si lega facilmente all’ossigeno, formando biossido di uranio, una molecola che resiste nel tempo perché i suoi legami chimici sono molto forti e difficilmente degradabili. L’uranio dunque, in ogni habitat, è potenzialmente pericoloso per la sua radioattività e per la sua “inossidabilità”. Ma oggi gli studiosi hanno appunto realizzato questa molecola organica a forma di Pac Man capace in pratica di “mangiare” il biossido di uranio, isolandolo definitivamente dall’ambiente. Come? Tramite una bocca caratterizzata da atomi di potassio. Questo elemento si attacca a un ossigeno del biossido di uranio rendendo la molecola radioattiva molto più fragile e facilmente attaccabile da agenti esterni. Gli studiosi dicono di essere solo all’inizio tuttavia sono lieti di far sapere che forse una via per l’annichilimento dei rifiuti radioattivi potrebbe essere più che percorribile. Si sa infatti che questo argomento – lo smaltimento dei rifiuti radioattivi – è un tarlo che da sempre divora scienziati e ambientalisti e che purtroppo non ha ancora trovato una degna soluzione. Attualmente i metodi per isolare le scorie radioattive si basano sull’accumulo degli elementi più attivi in contenitori a prova di bomba (cemento) che vengono infine interrati in aree geologicamente stabili. In Europa però si è ancora in alto mare. I principali centri di stoccaggio europei sono infatti tutti “temporanei”. Le Hague (Francia), Sellafield (Gran Bretagna), Oskarshamn (Svezia), Olkiluoto (Finlandia) possono essere smantellati non appena si individua un sistema più sicuro per distruggere le scorie.

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