La diagnosi delle malattie comincia dai sogni

Riuscire a diagnosticare in anticipo le malattie semplicemente analizzando i sogni che facciamo. È questo l’obiettivo degli specialisti milanesi del Centro di medicina del sonno all’università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. Interessanti risultati sono già emersi per ciò che riguarda la relazione fra attività onirica e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson, di cui soffrono milioni di persone in tutto il mondo. Secondo i ricercatori i sogni di un malato di Alzheimer - o quelli di una vittima del morbo di Parkinson - non sono uguali a quelli delle persone sane, ma presentano delle caratteristiche peculiari, il risultato della lenta e progressiva perdita delle capacità cerebrali. In particolare, la persona colpita da una patologia neurodegenerativa, presenta una attività del cervello, per certi versi, analoga a quella di un bambino. Gli studiosi hanno potuto constatare che il sogno realizzato da un individuo vittima, per esempio, di una forma di demenza senile, è spesso molto simile a quello elaborato da un giovanissimo. Esempi? Il bambino sogna frequentemente animali, veri o immaginari. La stessa cosa accade nei malati di Alzheimer o Parkinson. Non solo. Un bimbo difficilmente fa sogni di natura sessuale; e questa circostanza è riscontrabile anche nel malato di demenza senile. In generale, comunque, i sogni di queste persone denotano un livello di aggressività più elevato della norma; sono molto vividi. Spesso, quindi, i malati si agitano nel sonno, parlano e scalciano. Cosa che invece non succede, normalmente, nella persona sana: in chi non ha problemi di natura neurodegenerativa, durante il sonno, i muscoli sono rilassati e le uniche parti del corpo in movimento sono gli occhi nel corso della cosiddetta fase Rem (Rapid Eye Moviments). Gli scienziati non hanno indagato solo sulla relazione sogno-malattia neurodegenerativa, ma anche sul legame tra l’attività onirica e una patologia chiamata ‘apnea notturna’. Chi è colpito da questa malattia va spesso incontro a casi di ipossia, momenti in cui l’organismo perde la capacità di ossigenare adeguatamente il cervello. Il male colpisce frequentemente chi soffre di obesità, e parrebbe essere direttamente collegato a manifestazioni patologiche come l’ictus. Gli esperti hanno messo in luce che anche un malato di apnea notturna può essere riconosciuto semplicemente risalendo alla qualità dei suoi sogni. Di solito, infatti, queste persone tendono ad avere un’attività onirica molto intensa e molto più lunga di chi è sano, e al risveglio hanno come l’impressione di aver sognato per tutta la notte. Secondo gli scienziati il motivo di ciò è strettamente riconducibile al fenomeno dell’ipossia che porta a un’attivazione eccessiva del cosiddetto lobo limbico, porzione cerebrale legata alle emozioni, e quindi al contenuto emotivo dei sogni. Insomma, i ricercatori dicono che fino ad oggi si è cercato di interpretare i sogni solo sotto l’aspetto psicologico; da oggi invece si potrà indagare l’attività onirica anche per sapere qualcosa di più di un organismo da un punto di vista biologico. Potrebbe quindi non essere lontano il giorno in cui un qualunque dottore potrà prevedere l’evoluzione di una malattia semplicemente domandando al paziente che sogni fa la notte.

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