Fido al posto del satellite. Il risultato più credibile

L’estensione dei ghiacci nel Mare Artico è diminuita del 14 percento tra il 2004 e il 2005 perdendo una superficie pari a quella del Pakistan; la superficie dei ghiacci nel Polo Nord durante l’estate si è ridotta di circa lo 0,7 percento l’anno; nel settembre del 2006 la superficie coperta dai ghiacci è stata la più piccola dal 1978. Sono tutte stime che si sono potute ottenere grazie al lavoro dei satelliti che da circa trent’anni fotografano le aree glaciali e consentono di tenere sotto controllo il movimento dei ghiacci. Ma gli scienziati rammentano che questo è un metodo impreciso. Se si vuole davvero monitorare e prevedere l’andamento dello scioglimento della calotta polare c’è un solo modo: andare di persona sul posto e valutare le caratteristiche chimico-fisiche della neve. “Negli ultimi anni, le coltri nevose sono diminuite in tutto il pianeta – ammette Jim Foster, fisico del dipartimento di Idrogeologia della Nasa nel Maryland -. Diventa perciò sempre più importante sapere calcolare accuratamente i quantitativi di neve presenti nelle più grandi distese glaciali”. Secondo gli esperti i fiocchi di neve, variando le loro caratteristiche chimico-fisiche, sono in grado di mettere in luce lo stato di salute del ghiacciaio e quindi la sua presumibile durata nel tempo. “Le dimensioni di un fiocco di neve rappresentano un parametro fondamentale per riuscire a stimare con precisione qualità e quantità della coltre nevosa – spiegano i ricercatori dell’università di Waterloo. Alla luce di ciò degli studiosi americani della Nasa hanno avviato un programma quinquennale nel quale, con l’aiuto dei cani da slitta, percorreranno centinaia di chilometri per la regioni polari più impervie del pianeta: sosteranno in Alaska, Finlandia, Russia e Groenlandia. Ogni settimana preleveranno un campione di neve e lo conserveranno sotto azoto liquido, prima di spedire il tutto in un laboratorio ultraspecializzato (l’Agricultural Research Center del Maryland) che affronterà le opportune analisi. Grazie quindi ai risultati che si potranno ottenere sarà possibile evidenziare nei dettagli ciò che sta accadendo al Polo Nord e predire infine con assoluta precisione quanto tempo ancora potremo godere dei ghiacci artici. Protagonisti della missione partita da poco sono sette scienziati e venticinque cani da slitta. “Sono questi ultimi le vere star del progetto – rivelano i ricercatori. I cani dovranno infatti sostenere lavori pesantissimi a temperature bassissime. Dovranno in particolare trascinare slitte da mezza tonnellata per chilometri e chilometri di terreno friabile, spendendo fino a seimila calorie al giorno. Con il via a questo progetto se ne è intanto concluso un altro, con sei mesi di anticipo, quello della nave francese Tara. Gli studiosi finanziati dal Developing Arctic modelling and observing capabilities for long-term environmental studies (Sviluppo di modelli artici e osservazione di capacità per studi ambientali a lungo termine) hanno percorso più di 4mila chilometri arrivando fino a 160 chilometri dal Polo Nord. L’equipaggio ha raccolto informazioni su temperatura e salinità dell’oceano, composizione e spessore del ghiaccio, inquinamento atmosferico nonché flora e fauna artiche.

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