E la donna potrà sapere se suo marito la ucciderà

Prima erano solo parole, poi parolacce. Quindi sono cominciati i ceffoni. E adesso? Adesso la paura è quella che mio marito un giorno o l’altro prenda un raptus e mi faccia a pezzettini. Cos’è, uno scherzo? Niente affatto. Certo è comunque che avanti così non si può andare. Tuttavia, niente paura. La scienza ha già provveduto. Ha messo a punto un sistema che è in grado di prevedere il rischio che un marito possa liberarsi della consorte in modo sbrigativo. E definitivo. Insomma uccidendola. Tutto grazie a uno studio canadese che ha portato alla realizzazione del cosiddetto metodo Sara, da “Spousal assault risk assessment” (valutazione del rischio di assalto matrimoniale). Innanzitutto va fatta chiarezza sul termine “raptus”, avvertono gli specialisti. Questo perché troppo spesso inquirenti e media ne fanno un uso improprio. Un uso improprio che porta a credere che dietro a ogni efferato delitto di coppia, ci sia un improvviso corto circuito della mente. In realtà non è affatto così, o meglio non è quasi mai così. Piuttosto, dietro al fantomatico raptus, si nasconde quasi sempre una lunga storia di soprusi, sofferenze e incomprensioni che, di solito, chi diffonde le notizie non si preoccupa minimamente di approfondire. Il sottile e cinico piacere di marcare un crimine senza prima valutarne i reali contorni sembra insito nella specie umana, quasi una sorta di marchingegno per salvaguardare la specie. Tuttavia, quello degli omicidi di coppia, è senza dubbio un tema che scotta e che, anno dopo anno, almeno per ciò che riguarda l’Italia, sembra coinvolgere sempre più persone. Il riferimento è dunque alla violenza dell’uomo che può arrivare a causare - questo il più triste degli epiloghi - addirittura la morte del coniuge. L’uomo quindi, il maschio, il sesso forte, è al centro del problema. Le statistiche infatti parlano chiaro: nell’88,6 percento dei casi quando si verifica un delitto di coppia a rimetterci sono le donne. Il punto è questo. Secondo gli scienziati stiamo assistendo a un fenomeno atipico. È come se la soglia del dolore e della sopportazione della donna, sia - con l’avanzamento della civiltà - progressivamente aumentato, parallelamente all’incremento della crudeltà e della ferocia dell’uomo. Il significato di ciò? Molto semplice. In pratica l’uomo arriva ad ammazzare la propria donna, diciamo, quasi senza accorgersi. Lei, dal canto suo, non fa in tempo a lanciare l’allarme (a capire cioè che oltre un certo limite le botte possono anche ammazzare); e analogamente l’uomo non fa in tempo a rendersi conto che sta veramente esagerando e che il cosiddetto raptus (termine quindi usato impropriamente) è davvero dietro l’angolo. Dunque una soluzione al problema – problema che, solo nel Belpaese, dal 2000 al 2005 ha causato la morte di ben 495 persone – arriva dal Canada. Qui hanno infatti messo a punto un sistema che consente di prevedere e quindi potenzialmente prevenire, nel 60 percento dei casi almeno, un delitto passionale. Il metodo canadese si chiama appunto Sara e andrebbe testato su tutti coloro che, con una certa periodicità, sono soliti avventarsi violentemente sul coniuge. Non si tratta di un test psicometrico, che mira cioè a stabilire un punteggio della persona che si è resa responsabile della violenza. Ma si tratta piuttosto di un test che valuta il rischio di un omicidio o di una violenza in una scala che va da 1 a 10. Basso, medio o elevato, i tre risultati possibili. Sara si riferisce quindi a fattori oggettivi che numerose ricerche hanno visto essere correlati alla violenza domestica (intesa come violenza interpersonale fra due persone che hanno o avevano una relazione). Tra questi abbiamo, per esempio, l’abuso di alcol, l’abuso di droghe, la malattia mentale, i precedenti penali, ecc.

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