Come prevenire le malattie cardiovascolari con la grafologia

Ricerca inglese dimostra che un’analisi attenta della scrittura è in grado di predire lo sviluppo di malattie cardiovascolari. La ricerca è stata condotta presso il Poole Hospital, in Inghilterra, ed è stata presentata nel corso del recente congresso dell’International Graphonomics Society tenutosi a Melbourne. L’esperta Christina Strang ha coinvolto 100 persone, 61 delle quali ricoverate nel nosocomio, e 41 delle quali sane dal punto di vista cardiovascolare. Non è la prima volta che la scienziata si occupa di questi temi. Recentemente ha rivelato delle analogie tra tipologie grafologiche e malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Dei partecipanti al test ha considerato molti aspetti grafologici fra cui le interruzioni di scrittura, la stesura anomala di certe lettere e i cosiddetti “resting dots”, puntini marcati che, talvolta, vengono elaborati alla fine delle lettere. La studiosa ha così rivelato che nelle persone malate di cuore c’è quasi sempre una percentuale decisamente più alta di “resting dots”, rispetto a quanto non accada nella norma. Ciò è vero in particolar modo per quanto riguarda le vocali ‘a’, ‘e’, ‘o’. A questo punto lo scopo della scienziata è quello di divulgare al più presto i suoi studi su una rivista scientifica, cosa che secondo molti ricercatori è alquanto improbabile. “Sono fortemente dubbioso in tal senso – commenta il neuropsichiatra Perminder Sachdev della New South Wales University, che ha letto il lavoro di Strang. Lo studioso afferma che i cosiddetti “resting dots” possono essere semplicemente la conseguenza di stanchezza, nulla a che vedere con il buon funzionamento delle coronarie. A fargli eco c’è Karen Stollznow dell’Australian Skeptics, il quale afferma che Strang non fa altro che proporre l’arcinota pseudoscienza grafologica. “Non siamo tanto distanti dalla chiromanzia – ha detto lo studioso -. Ritengo che non ci siano evidenze scientifiche tali da correlare le malattie cardiache allo stile di scrittura”. In Italia è invece Maurizio Carucci dell’ospedale Fatebenefratelli Oftalmologico di Milano, a prendere le distanze dallo studio condotto in Inghilterra: “Sono molto scettico – ci racconta -. Per malattie come il Parkinson probabilmente la grafologia può avere un significato (tutti sanno riconoscere una scrittura tremolante), ma per le malattie del cuore penso sia azzardato avallare una simile ipotesi”. In ogni caso la Strang ha fatto sapere che andrà avanti per la sua strada, spalleggiata dal dottor Andrew McLeod del Poole Hospital, il quale all’inizio dei test s’era detto scettico, ma ora pare anche lui convinto delle teorie della ricercatrice. Dunque in questi giorni (primi mesi del 2008) partirà un nuovo test su larga scala per approfondire l’argomento. Strang ritiene che da questi studi si potrà giungere a una nuova tecnica diagnostica, sicuramente meno invasiva delle tecniche attuali in dote alla medicina ufficiale. Infine vale la pena citare una ricerca australiana che in qualche modo dà adito alle conclusioni della Strang. Esperti della Monash University hanno infatti studiato l’impatto dell’alcol sulla scrittura, verificando che, chi beve oltremisura, ha uno stile di scrittura peculiare, decisamente “più ampio” rispetto alla normalità. I risultati della Strang presentano dunque aspetti che possono trovare verifiche anche oltre le specifiche caratteristiche della tematica originaria.

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