Il figlio si fa male. Le otto regole per soccorrerlo

Circa il 60 percento dei genitori non sa come comportarsi quando un bimbo si fa male. Il dato è provato dal fatto che ogni anno in Inghilterra almeno un milione di giovanissimi under 15 finiscono all’ospedale per un infortunio. Ciò accade soprattutto durante i weekend e le festività. È quanto si evince da uno studio effettuato dalla Royal Society for the Prevention of Accidents. Ma ora in aiuto delle tante mamme e dei tanti papà che non sanno come comportarsi davanti agli incidenti dei figli giunge un prontuario fornito dagli esperti della Family Doctors’ Association in collaborazione con il St John Ambulance, i quali hanno preso in considerazione gli otto pericoli più ricorrenti tra le mura domestiche e le aree-giochi fornendo dettagli sui diversi tipi di soccorso possibili. Iniziamo con le bruciature. L’area interessata dall’infortunio va posta per almeno dieci minuti sotto un getto di acqua fredda. Questa azione serve a calmare il gonfiore. Non usare dentifricio, bicarbonato, oli vari. L’acqua fredda inibisce il rilascio di sostanze tossiche da parte delle cellule danneggiate dall’ustione, arrestando o rallentando il processo di morte cellulare. Infine si procede con una fasciatura stretta. In caso di sangue dal naso si fa sedere il bambino e gli si inclina leggermente in avanti la testa permettendo al sangue di fuoriuscire completamente. Poi gli si dice di tapparsi con un dito la narice sanguinante per dieci minuti. Finita l’emorragia si medica con una garza sterile l’area insanguinata. Il soffocamento è un pericolo in cui incorrono i bambini che hanno l’abitudine di mettere in bocca tutto quello che gli capita tra le mani. Il primo intervento da fare è far voltare la testa del piccolo da un lato e cercare di estrapolare il corpo estraneo con le dita. Se il tentativo fallisce, bisogna sedersi e prendere il bimbo a cavalcioni (se è molto piccolo, basta tenerlo in braccio con la testa verso il pavimento) ponendolo a pancia in giù con braccia e testa a penzoloni. Battere, poi, forte tra le scapole per cinque volte; e ripetere il tentativo finché non avviene l’espulsione del corpo estraneo. Per le slogature si interviene invece con la cosiddetta “Rice procedura”. R sta per “rest” e significa “calmarsi”, “fermarsi”. Si ordina al piccolo di non muoversi. In seguito si interviene con il ghiaccio (I da ice), con una fasciatura stretta (C da compress) e sollevando l’arto colpito dall’incidente, per alleggerire il dolore (E da elevation). In caso di caduta, se il bimbo perde coscienza o ha le pupille diseguali, è necessario coprirlo con una coperta e chiamare immediatamente il 118. Se invece è cosciente e pare non presentare gravi fratture craniche si interviene con impacchi di ghiaccio ogni dieci minuti. In caso di scossa elettrica bisogna allontanare al più presto il bambino dal luogo dell’incidente. Il consiglio è di togliere la corrente: se l’interruttore è lontano e per raggiungerlo ci vuole troppo tempo, conviene agire con qualcosa in legno (una sedia) o con un colpo secco. L’importante è non prendere in braccio la persona colpita dalla scossa: il soccorritore potrebbe infatti rischiare di infortunarsi. Successivamente si tratta la parte lesa con acqua fredda. Se il bimbo suda o ha il polso che batte forte, è invece necessario farlo sdraiare sollevandogli leggermente le gambe, e coprendolo con una coperta di lana. Per quanto riguarda l’avvelenamento è innanzitutto necessario sapere da cosa è stato provocato. L’avvelenamento caustico – da prodotti come benzina o trielina - è il più grave. In questi casi è indispensabile correre velocemente al Pronto Soccorso facendo in modo che il piccolo non vomiti perché le sostanze ingerite potrebbero danneggiare ulteriormente esofago e bocca. Utile somministrare del latte (per diluire sostanze quali acido muriatico e solforico) o acqua e limone (per candeggina e simili). Infine nello shock anafilattico occorre facilitare la respirazione del bimbo colpito per esempio da una puntura di vespa, allentando abiti e le cinture. Indicata, nei casi più gravi, la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi.

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