Per partorire tranquilla l'alce va in autostrada

Strade, autostrade e ferrovie, consentono all’uomo di spostarsi rapidamente da una parte all’altra di un determinato Paese o di una regione. C’è però un risvolto negativo che riguarda gli habitat interessati da queste infrastrutture: il riferimento è alle numerose nicchie ecologiche che perdono la loro autonomia e agli animali in esse ospitati che, sempre più spesso, finiscono uccisi per lo scontro con automobili o treni. Del problema si è già parlato a lungo. In Australia migliaia di canguri soccombono ogni anno a causa degli incidenti stradali; lo stesso accade in Usa per ciò che riguarda animali come gli alci, gli orsi, e addirittura i caimani, e in Europa, per quanto concerne ricci, tassi e cinghiali. In Italia sono soprattutto cani e gatti a finire uccisi: si stima che ogni giorno muoiano almeno 50 cani (70 nei mesi estivi). Questi incidenti avvengono prevalentemente lungo le strade di montagna, specialmente in Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte e Trentino alto Adige. È in generale una situazione tutt’altro che rosea dal punto di vista ecologico-ambientale che, soprattutto, in Usa, sta assumendo toni assai preoccupanti. Qui, in particolare, il problema è ulteriormente rafforzato dal fatto che - specie a ridosso delle grandi foreste - gli orsi spopolano e così facendo costringono molti animali a imboccare le principali arterie stradali, dove – sperando di salvarsi dai loro attacchi - in realtà finiscono per cacciarsi in guai ancora più seri. Sono i risultati di uno studio effettuato da esperti della Wildlife Conservation Society nel parco di Yellostone. La ricerca mette in luce che il problema riguarda soprattutto le femmine di alci: queste ultime guadagnano i bordi delle strade per partorire in modo da sfuggire alle grinfie dei temibili orsi Grizzly – pericolosi predatori degli esemplari di alce appena nati - terrorizzati dal fracasso delle automobili. La ricerca, durata oltre dieci anni, ha consentito di evidenziare che i plantigradi si tengono, mediamente, a 500 metri da una strada trafficata, mentre i cervidi si spingono fino a circa 120 metri dai cigli stradali; lungo le principali arterie viarie peraltro, trovano spesso il sale sparso dall’uomo per vincere il ghiaccio delle strade del quale si cibano, per sopperire alla frequente carenza organica di sodio, dovuta alla cronica mancanza di particolari vegetali. In particolare, il capo della ricerca, Joel Berger, ha monitorato il comportamento di 25 femmine di alce, vedendo che, queste ultime, davano alla luce i rispettivi piccoli a una distanza media di 122 metri dalla strada più vicina. In seguito - le neomamme osservate per tutto il periodo post-gestazionale - non hanno mai permesso ai cuccioli di allontanarsi per più di mille metri dalle strade, mantenendoli a una distanza media di 380 metri. Secondo i ricercatori lo stesso atteggiamento adottato dagli alci per sfuggire agli orsi viene adottato anche da altre specie potenzialmente vittime di predatori: il riferimento è in tal caso ad alcune scimmie che vivono in Kenya e ai cervi nepalesi, che per difendersi dai felini partoriscono in prossimità delle case dei guardiacaccia. In ogni caso, per tutti gli animali selvatici, il pericolo di scontri con auto e camion è decisamente alto. Gli incidenti, peraltro, sono spesso fatali, sia per l’animale che per il guidatore. Soluzioni? Vari ricercatori propongono per esempio l’installazione di barriere luminose catarifrangenti, la delimitazione delle strade con essenze odorose repellenti, la disposizione di recinti per convogliare in tratti stradali non pericolosi gli animali. Un’altra soluzione è quella concernente tunnel o cavalcavia in grado di mettere in collegamento diverse aree naturali; un tunnel per anfibi e un sottopasso faunistico per mammiferi di media e grande taglia, sono solo due delle soluzioni prospettate dal progetto realizzato dalla Provincia di Lucca, per prevenire i sinistri stradali causati da animali selvatici.

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