Case galleggianti per salvarsi dall'effetto serra

Contro l’effetto serra e la progressiva crescita del livello marino arriva una proposta dall’Olanda: le case galleggianti. Si tratta di abitazioni a tutti gli effetti progettate per vincere l’alta marea che nei Paesi Bassi provoca gravi disagi. Il settimanale Newsweek ha inserito la proposta olandese tra le dieci idee migliori per il futuro dell’umanità. Per il momento le case galleggianti esistono solo in Olanda, presso il villaggio turistico Maasbommel, ma presto potrebbero fare la loro comparsa anche in tutti quei paesi perennemente alle prese con alluvioni, inondazioni e altre manifestazioni naturali concernenti il surriscaldamento globale. In Olanda sono da poco state inaugurate 46 case galleggianti. Si tratta di costruzioni facilmente riconducibili alle palafitte o alle terramare, tipiche costruzioni in voga soprattutto nel Neolitico, e che servivano per isolare l’uomo dalle acque, ma anche dalla azione dei predatori. Le innovative palafitte sono delle case a tutti gli effetti collegate a due piloni in acciaio alti undici metri e larghi mezzo metro. Quando il livello marino si alza o si abbassa, le case scivolano lungo questi piloni, evitando di finire sommerse. L’estrema lunghezza dei piloni consente alle abitazioni di muoversi al ritmo delle acque per uno spazio complessivo di 5,5 metri. Alla base del tutto non c’è nessun marchingegno supersofisticato, ma semplicemente una legge fisica: il cosiddetto principio di Archimede. Secondo questa tesi un corpo immerso (totalmente o parzialmente) in un fluido (in questo caso la casa) riceve una spinta (detta forza di galleggiamento) verticale pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo: è questa spinta in pratica che consente alle case di rimanere a galla. Nei dettagli le case vendute al prezzo di 325mila euro sono realizzate in legno, poggiano su una base in cemento, e sono composte da tre piani. Tutti i collegamenti concernenti elettricità, gas e telefono, vengono raccolti in un unico tubo flessibile che dalle dimore raggiunge la terraferma. Gli scarichi finiscono invece nella rete fognaria tramite una pompa. Il progetto delle case galleggianti risale al 1995, protagonista la Dura Vermeer, quinta impresa di costruzioni in Olanda. Gli esperti hanno tenuto conto del fatto che con l’effetto serra sarà sempre più difficile difendersi dall’innalzamento del livello marino. In particolare hanno fatto riferimento al 1995, anno in cui le acque del fiume Mosa hanno scavalcato gli argini a Maasbommel, costringendo all’evacuazione migliaia di persone. Si è poi tenuto conto anche di episodi lontani come quello risalente al 1953, anno in cui morirono per un’inondazione quasi 2mila persone. Stando infine ai ricercatori olandesi da qui al 2025 i Paesi Bassi ospiteranno almeno 20mila case galleggianti. Entro quella data gli scenari elaborati dai climatologi stimano un aumento delle emissioni di anidride carbonica del 30 percento ed incrementi della temperatura tra 0,4 e 1,1 gradi centigradi. Il livello medio del mare su scala mondiale dovrebbe aumentare da 0,09 a 0,88 metri entro il 2100, da 0,05 a 0,32 entro il 2050, da 0,03 a 0,14 entro il 2025. Questa crescita è dovuta principalmente all’espansione termica degli oceani e allo scioglimento dei ghiacciai montani e delle calotte polari.

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