Un miliardo di cinesi e solo cento cognomi

Un tempo in Cina c’erano almeno 22mila cognomi diversi, il risultato della traduzione maccheronica in mandarino di appellativi simili, ma pronunciati in modo differente nei vari dialetti. Poi è successo qualcosa che nemmeno gli scienziati si sanno spiegare. A un certo punto si è innescato un “processo di convergenza”, per cui oggi la situazione nel Paese risulta esattamente capovolta: oggi il problema è che ci sono pochi cognomi. In una nazione con più di un miliardo e trecentomilioni di persone non è difficile immaginare cosa significhi avere pochi cognomi a disposizione. Nella migliore delle ipotesi un tale che chiama un amico, per esempio in un centro commerciale, vedrà girarsi tutti quelli che gli sono intorno. Nella peggiore, invece, il rischio è quello di incappare in problemi, anche seri, di ordine burocratico, economico e amministrativo. Oggi in Cina sono rimasti solo un centinaio di cognomi e pertanto i casi di omonimia sono ormai una consuetudine. D’altronde, dati alla mano - lo dicono i ricercatori dell’Istituto di Genetica dell’Accademia delle Scienze cinese - oggi in Cina quasi tutti si chiamano Li, Wang o Zhang. In termini di percentuali i primi costituiscono il 7,9 percento della popolazione, i secondi il 7,4 percento e i terzi il 7,1 percento. Complessivamente stiamo parlando di quasi 300milioni di persone. In generale dicono gli esperti che i cento cognomi più frequenti in Cina rappresentano l’87 percento della popolazione nazionale. A parte i primi tre già citati ci sono anche Liu, Chen, Yang, Zhao, Huang, Zhou, Wu, Xu, Sun, Hu, Zhu, Gao, Ling, He, Guo e Ma. Ci sono intere regioni rappresentate solo da due o tre cognomi. A Nord spopolano i Wang, a sud ci sono soprattutto i Chen. Lungo il corso dello Yangzi, a metà strada tra il confine settentrionale e quello meridionale, è il regno dei Li. A questo punto la situazione sta precipitando tanto che il governo di Pechino ha pensato di correre ai ripari sancendo nuove leggi, pronte a rivoluzionare le prassi anagrafiche convenzionali. In questo momento è in fase di sperimentazione la proposta di consentire ai cinesi di fondere il cognome di mamma e papà a proprio piacimento. Se per esempio la madre di cognome fa Wang e il padre Li, il figlio potrà decidere di chiamarsi Liwang, Wangli, Wangil, e che più ne ha più ne metta. (Ma teniamo presente che non sarà così facile visto che il cinese funziona per ideogrammi e non per lettere alfabetiche). In ogni caso, così facendo, dovrebbero vedere la luce 1 milione e 280mila nuovi cognomi, un numero che, se non risolverà completamente il problema, almeno migliorerà un po’ le cose. Attualmente la Cina è il paese più popoloso del mondo. Alla fine del 2002, la popolazione della Cina aveva raggiunto quota 1.284.530.000 (esclusi Taiwan, Hong Kong e Macao), pari a circa un quinto della popolazione mondiale. È uno dei paesi a più alta densità del pianeta (la densità media della popolazione equivale a 135 abitanti per kmq). In particolare gli abitanti si concentrano soprattutto nella parte orientale, che conta in media 400 abitanti per kmq; quella centrale ha una densità media di 200 abitanti per kmq, sull’altopiano della parte occidentale vivono meno di 10 abitanti per kmq. Il problema dei cognomi sussiste solo qui (qualcosa di simile, in realtà, c’è anche in Danimarca con Jensen a Jørgensen), mentre in altre parti del mondo si ha spesso (ma questo non è un male) il fenomeno contrario. Un esempio è la nostra stessa Italia dove esistono ben 350mila cognomi. Tra i più noti abbiamo i vari Rossi e Greco, tra i meno noti Fotticchia e Puzzolente.

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