Fobofobia, l'ansia di perdere la vita comoda

Uomini e donne sempre più malati di fobofobia. È una malattia della società moderna, la paura di aver paura. Secondo gli studiosi dell’Uiap, Unità italiana attacchi di panico, il fenomeno è andato ingigantendosi sempre più per via di recenti episodi di cronaca che hanno avuto risonanza in tutto il mondo, come l’attacco delle Torri gemelle del 2001, la preoccupazione per la epidemia di Sars, i continui attentati dei kamikaze. Ma cosa è che è successo in concreto nel cervello dell’uomo moderno? Secondo gli scienziati è accaduto qualcosa a livello dell’amigdala, area del cervello strettamente legata a emozioni come la paura, la preoccupazione, e lo stimolo a correre ai ripari. In pratica l’amigdala è diventata ipersensibile, così anche il minimo spavento è sufficiente per gettarci nel panico più totale. Un esempio nel mondo animale è rappresentato dalle lucertole: queste ultime scattano anche al minimo movimento di un altro animale, che magari non ha alcuna intenzione di attaccare. È un segno dei tempi che corrono, spiegano gli specialisti. Oggi l’uomo non ha più paura di ciò che veramente dovrebbe far paura, ma paradossalmente della paura di aver paura. Si crea cioè un circolo vizioso in cui il cervello non è più in grado di discernere correttamente quando è il caso di darsela a gambe da quando invece è solo necessario dimostrare un po’ di self control. Il panico quindi è l’espressione più evidente di questa paura di aver paura: non per niente del cosiddetto DAP, disturbo di attacchi di panico, ne soffre ormai oltre il 3 percento della popolazione. È in questo caso la paura che avvenga un altro attacco di panico, e non quella di una reale minaccia, a mandare in cortocircuito i nervi. Per fortuna però i mezzi per superare questa grave situazione, comprendente sudorazioni, tremori, paura di morire o di impazzire, ci sono. Paradossalmente lo spunto ci viene proprio da una delle cause di questa nostra fobofobia: i kamikaze. In particolare il riferimento è a eminenti psicologi che intervengono sulla psiche delle giovani reclute addestrate per condurre a termine la loro battaglia contro l’occidente; a questi ragazzi si insegna a non aver paura di niente e per fare ciò si agisce sulla plasticità del cervello, e quindi sulla capacità della amigdala di variare la sua sensibilità all’ansia. Dunque se è vero tutto ciò è altrettanto vero che si possa agire al contrario: desensibilizzando l’amigdala alla paura si mira così a vincere definitivamente panico e fobofobia.

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