Il QI alto non aiuta a arricchire, semmai il contrario

Le persone intelligenti sono tendenzialmente più povere di quelle che possiedono un quoziente intellettivo medio o mediocre. Sono le sorprendenti rivelazioni di un team di ricerca Usa dell’università dell’Ohio. Fino a oggi si era sempre pensato il contrario: che cioè i più ricchi fossero anche maggiormente dotati intellettualmente. In realtà non è che i primi guadagnino meno dei secondi, ammettono i ricercatori, piuttosto è vero il fatto che le persone particolarmente intelligenti spendono di più, e con meno perseveranza controllano i propri beni e le proprie entrate. A questo risultato gli studiosi dell’Ohio sono arrivati coinvolgendo un certo numero di volontari e percorrendo due strade: nella prima hanno fatto compilare ai partecipanti ai test questionari relativi alle proprie condizioni economiche, riguardanti per esempio il reddito mensile, i risparmi, gli investimenti fatti, l’atteggiamento nei confronti delle bollette; nella seconda hanno valutato, di ogni individuo analizzato, il rispettivo quoziente intellettivo. Ciò che è emerso non lascia dubbi. Le persone più ricche sono quelle meno intelligenti, e quelle più povere, di conseguenza, quelle più dotate. Ma come è possibile tutto ciò? Come credere a un dato che controverte quasi tutti quelli valutati finora dalla scienza? È semplice, dice il capo dello studio, Jay Zagorsky. Prima d’ora si erano valutati solo i guadagni complessivi delle persone, ovvero le entrate. Mentre con questo studio, per la prima volta abbiamo considerato anche le uscite. Esempio. Un tale con QI elevato guadagna 3000 ma spende 2000; un’altra persona con un QI minore guadagna 2000 ma spende 500. Risultato. Al primo, il più intelligente, restano 1000 in cassa, al secondo, quello meno dotato, 1500. E pertanto non ci sono dubbi su chi sia, a conti fatti, il più ricco. Gli esperti citano l’esempio della carta di credito, relativamente a un certo limite consentito di prelevamento mensile: il 7,7 percento di chi ha un QI pari a 75 passa il limite, contro il 12,1 percento di chi ha un QI di 90 e una percentuale ancora più alta di chi possiede un QI pari a 150. Questo significa chiaramente che i più intelligenti spendono in eccesso, mentre sono le persone mediamente dotate a risparmiare maggiormente. “Con ciò concludiamo che non è sicuramente l’intelligenza a determinare la ricchezza – afferma Zagorsky. In pratica il meccanismo per raggiungere la ricchezza è analogo a quello del successo: per ottenerlo non basta affatto il QI alto, occorre invece saperlo applicare.

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