Per salvare i coralli ci vuole una scossa

Secondo i più importanti centri di ricerca mondiale la Terra rischia seriamente di rimanere senza coralli: l’aumento progressivo delle temperature marine e atmosferiche ad opera dell’effetto serra sta determinando infatti un’alta moria di queste specie, particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali. Ora però arriva dall’Indonesia una proposta per riuscire a far crescere ampie colonie di coralli a ridosso delle principali barriere coralline. Si tratta del cosiddetto progetto Pemuteran Karang Lestari (The Pemuteran Karang Lestari Coral Conservation project). Scienziati provenienti da varie nazioni stanno portando a termine le prime sperimentazioni: il riferimento è in particolare all’area di Pemuteran, presso l’isola di Bali, dove la barriera corallina è facilmente accessibile poiché il mare è quasi sempre calmo, e non ci sono importanti correnti. Il progetto indonesiano concerne il collaudo sottomarino di intelaiature metalliche riconducibili a delle grosse serre. Le gigantesche strutture sono attraversate da una leggera corrente elettrica, 4 kilowatt all’anno. In questo modo i sali disciolti nel mare – per esempio idrossido di magnesio e carbonato di calcio – si ricombinano tra loro formando calcare (CaCO3), materiale di costruzione delle barriere coralline: normalmente i coralli si formano, nel corso dei millenni, per via dell’aggregazione di milioni di gusci di protozoi, e in particolare di piccoli polipi, che misurano da 0,25 a 1,50 cm e secernono il proprio involucro esterno calcareo. In pratica gli scienziati dicono che così facendo è possibile spingere i coralli a crescere a una velocità 3 – 4 volte più alta di quella che avviene normalmente. Di fronte a una prospettiva del genere è assai facile pensare di poter ovviare al rischio di estinzione di questi organismi viventi: le strutture metalliche dette bio-rock consentono in appena 24 ore l’accumulo di leggere incrostazioni; in seguito, nel giro di un paio di settimane, la serra metallica viene completamente avvolta da calcare, pronto per essere colonizzato dai coralli. Coinvolto nel progetto l’intero arcipelago indonesiano comprendente più di 17mila isole. Questo è uno dei più importanti habitat marini dove il corallo prospera: ci sono almeno 400 specie diverse. Il 14 percento di tutti i coralli presenti sulla Terra, per un totale di circa 85.700 chilometri quadrati di distese coralline. Di tutti questi coralli attualmente solo il 6 percento è in buone condizioni di salute. L’idea del Karang Lestari Project è stata avanzata per la prima volta nel giugno del 2000. In tutto a Bali ci sono una ventina di strutture di questo tipo. Adesso l’idea è quella di riuscire a lavorare in questo senso anche in altre parti del globo. In particolare il riferimento è alla grande barriera corallina australiana. Quest’ultima rappresenta la più grande struttura organica del pianeta: si estende per più di 2mila km lungo la costa nord-orientale dell’Australia per circa 23 gradi in latitudine, spingendosi fino allo stretto di Torres, e nel golfo dei Papua, su una superficie totale di quasi 350 mila chilometri quadrati.

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