Staminali e grasso, lo strano mix per nuovi décolletté

Un team di ricercatori giapponesi offre la prima alternativa veramente valida alla tradizionale protesi al seno, talvolta alla base di fenomeni come il rigetto e le allergie. Si tratta di una tecnica di chirurgia estetica, già testata sull’uomo, che consiste nell’andare a recuperare in varie parti del corpo (soprattutto a livello addominale) delle cellule adipose per poi coltivarle con cellule staminali in laboratorio. Infine si procede iniettando nel seno il cocktail di cellule, ottenendo il decolletè che si desidera. In questo modo, visto che non vengono innestati corpi estranei nell’organismo, il problema del rigetto non sussiste: il rigetto si ha infatti solo quando le difese immunitarie attaccano una protesi giudicata estranea e nociva. La tecnica nipponica è stata battezzata Cal, da Cell Assisted Lipotrasfer, ed è stata testata con successo su 54 donne giapponesi. Stando ai ricercatori del Sol Levante si tratta di una tecnica analoga al cosiddetto lipofilling, già noto ai chirurgi plastici. La procedura, un’invenzione del dottor Kotaro Yoshimura, consente di ottenere un incremento del volume del seno pari a una capacità di 120-160 millilitri (1 ml=1 cc), equivalenti a circa due taglie di reggiseno in più. È possibile giungere anche a 300 millilitri in più, ma in questo caso è necessario attuare un intervento un po’ più complesso. Comunque, rispetto alle procedure tradizionali, non vengono effettuate incisioni sulla pelle, ma solo punture in punti specifici del seno. Pressoché contrari alla Cal ci sono gli esperti della American Society of Plastic Surgery (ASPA), i quali dicono che “a causa della mancanza di dati sulla sicurezza ed efficacia, e a causa di potenziali problemi nel riconoscimento del tumore al seno, la procedura non è consigliabile”. Nonostante il parere dell’ASPS la tecnica è stata recentemente approvata in Germania e ora è possibile utilizzarla legalmente in tutta l’Unione Europea, Italia inclusa. “Anche in Italia da anni stiamo lavorando in questo senso – dice Francesco D’Andrea, professore ordinario di chirurgia estetica presso l’università di Napoli, e segretario nazionale della Società italiana di chirurgia plastica - tuttavia non ci sono ancora dati certi sull’utilizzo delle cellulare staminali per la ricostruzione del seno. È bene muoversi con cautela. Sappiamo che le cellule adipose hanno una grande capacità di riprodursi, ma non si hanno ancora certezze scientifiche per operare su larga scala”. Attualmente c’è di sicuro un dato che lascia comunque perplessi. È il costo per sottoporsi a un intervento del genere: in Giappone, presso la clinica Cellport di Yokohama, dove la tecnica è stata ideata, la spesa è di 28 mila dollari.

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