Allarme allergia con un mese di anticipo

Oggigiorno, a causa dell’effetto serra, le piante fioriscono con 20-30 giorni di anticipo. Con ciò la stagione dei pollini si allunga sempre più, arrecando grandi disagi a chi soffre di rinite allergica. In particolare, stando alle conclusioni di studiosi genovesi dell’ospedale San Martino, sono quattro le piante che si riproducono in largo anticipo sui tempi: la parietaria (erbacea appartenente alla stessa famiglia dell’ortica), la betulla, il nocciolo e il cipresso. Ognuna di esse ha cominciato ad abbandonare all’aria le proprie riserve di polvere finissima costituita da microscopici granuli pollinici - che rappresentano l’elemento germinale maschile dei vegetali - con circa un mese di anticipo. Dunque come fare a tenere a bada la stagione degli starnuti che impazza prima del tempo, e che manda in tilt il sistema immunitario di milioni di persone? Ci sono due alterative. La prima porta a considerare le cosiddette cross reaction, ovvero tutte quelle condizioni che determinano un peggioramento della malattia pneumologica per colpa di certi alimenti: ciò accade per il fatto che spesso, nei pollini aerei e nei cibi, sono implicati gli stessi allergeni. Vediamo qualche esempio. Chi soffre di allergia alle graminacee non dovrebbe mai cibarsi di melone, anguria, mandorla, pomodoro, e prugne. Chi è suscettibile ai pollini delle urticacee come la parietaria dovrebbe evitare le ciliegie, il melone e il basilico. Alle vittime dell’attività impollinatoria delle composite conviene stare alla larga da alimenti come il sedano, le arachidi, la camomilla, la mela. Infine chi è colpito da piante come la betulla e gli olmi dovrebbe astenersi da pere, pesche, prezzemolo e carote. La seconda alternativa che consente di ostacolare la rinite è un nuovo prodotto farmacologico chiamato Omalizumab. La sua azione si propone di abbassare drasticamente il livello degli anticorpi IgE nel sangue: quando un paziente malato di rinite viene a contatto con l’allergene di cui è vittima, il suo sistema immunitario reagisce in modo abnorme liberando nel circolo ematico quantità eccessive di anticorpi, determinando la malattia. In particolare il nuovo farmaco mira a sconfiggere l’asma derivante dal contatto con allergeni pericolosi. Il medicinale viene somministrato per via sottocutanea esclusivamente in ospedale sotto stretto controllo medico. In seguito alla somministrazione di una dose singola in pazienti asmatici adulti ed adolescenti, omalizumab è stato assorbito lentamente, raggiungendo il picco di concentrazione sierica dopo una media di 7–8 giorni. Gli effetti indesiderati sono rari. I più comuni sono reazioni allergiche locali o sistemiche, in rari casi si possono sviluppare anticorpi verso omalizumab. Inoltre sono possibili gonfiore, eritema e prurito, e cefalea. La dose massima raccomandata è pari a 375 mg ogni 14 giorni. La sospensione del trattamento provoca un ritorno dei valori di IgE a livelli elevati.

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