Le dieci piante vietate agli allergici

Secondo una recente indagine Eurisko condotta su 14mila adulti, sono circa 9 milioni gli italiani a soffrire di allergie legate alla primavera e quindi alla fase di impollinazione delle piante. La malattia si manifesta con difficoltà di concentrazione, irritabilità, calo del rendimento e soprattutto starnuti, naso chiuso, occhi rossi e nei casi più gravi veri e propri attacchi d’asma. Gli allergologi dicono che – sebbene esistano in commercio numerose medicine efficaci - solo un allergico su due si cura. Inoltre molte persone colpite dalla malattia non conoscono nemmeno il tipo di pianta alla quale sono sensibili. Ecco dunque l’elenco dei dieci vegetali che provocano maggiori problemi all’uomo, partendo comunque dal presupposto che solo una accurata visita dall’allergologo è in grado di evidenziare ciò a cui siamo veramente allergici. Iniziamo con le graminacee, da piante quindi come la Poa pratensis. Il loro periodo di fioritura va da fine aprile a fine settembre. I pollini delle graminacee permangono nell’aria per parecchio tempo, benché la suscettibilità umana a questa famiglia di vegetali vari da regione a regione. Recentemente si è visto per esempio che l’82,2 percento dei fiorentini è sensibile alle graminacee. Mentre nelle altre regioni italiane il dato varia fra il 30 e il 75 percento. Al nord destano problemi soprattutto i pioppi e l’ambrosia. Relativamente ai pioppi va però sfatato il luogo comune secondo il quale sarebbero i tipici “fiocchi” di lanugine da essi rilasciati a provocare starnuti e tosse. In realtà questi sono i semi della pianta, che non hanno nulla a che vedere con i pollini, e che il vegetale rilascia dopo l’impollinazione. L’ambrosia appartiene alle composite, altra famiglia spesso alla base di allergie. È arrivata dagli Usa pochi anni fa e si è diffusa a macchia d’olio. I suoi granuli pollinici variano dai 20 ai 25 micron e possono provocare asma (nel 25 percento degli allergici) e orticaria. Il polline può inoltre penetrare profondamente nei polmoni e causare un’infiammazione della mucosa bronchiale. Altra famiglia da tenere d’occhio è quella delle orticacee, rappresentata soprattutto dalla parietaria. È una piantina molto diffusa al nord e crea problemi da marzo ad aprile. Il vegetale però scompare oltre i 1000 metri di altitudine. La betulla diffonde i suoi pollini fra marzo e giugno, in corrispondenza dell’emissione degli amenti (volgarmente detti ‘gattini’), che costituiscono l’infiorescenza maschile della pianta. Spesso chi è allergico a questa specie può avere ulteriori problemi (edema delle fauci, prurito, senso di soffocamento) quando si ciba di nocciole, pesche e mele. Della stessa famiglia della betulla c’è poi il nocciolo il cui areale, nell’area mediterranea, spazia dai litorali alle montagne, spingendosi sino a oltre i 1200 metri di quota. Comincia a fiorire in gennaio e finisce a fine marzo. L’olivo è invece una pianta tipica del sud, proviene dal Medioriente e i suoi pollini vengono diffusi soprattutto nei mesi di maggio e giugno. Al sud la allergia all’olivo colpisce il 15-25 percento degli allergici, al nord intorno al 5 percento. Tra gli alberi d’alto fusto, potenzialmente nocivi, ci sono poi il cipresso, il faggio e il castagno. Il primo abbandona al vento i suoi pollini da novembre ad aprile e crea problemi soprattutto al naso e agli occhi, raramente all’apparato bronchiale. Il faggio non provoca grosse risposte allergeniche e impollina da metà maggio a metà agosto. Idem il castagno che fiorisce fra inizio giugno e metà luglio in funzione della latitudine e delle condizioni climatiche. Infine va citata la famiglia delle chenopodiacee, rappresentata da piante erbacee e arbustive. Sono presenti in tutta Italia, ma non destano grande preoccupazione. La specie più rappresentativa di questa famiglia è il Chenopodium album.

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