Anatomia vietata, medicina ko

Fino a 40 anni fa gli studenti di medicina ormai prossimi alla laurea si esercitavano nella pratica dell’anatomia sezionando i cadaveri dei corpi abbandonati in obitorio o addirittura esumati clandestinamente dalle fosse che i cimiteri riservano ai defunti senza parenti né documenti d’identità. In questo modo scrutavano i misteri del corpo umano, per vedere come è fatto, come funziona e impratichirsi sull’uso di strumenti chirurgici prima di ritrovarsi in sala operatoria. Oggi però questo non è più possibile: non esiste infatti legge che consenta la donazione di corpi post-mortem e dunque, attualmente, si finisce con l’operare dei pazienti senza aver mai verosimilmente posto le mani su un corpo integro. Al limite ci sono i robot come Sam, dei piccoli automi che riproducono in tutto e per tutto le caratteristiche di un organismo umano, ne mimano le fattezze, i sintomi di malattie, e che quindi, come esseri umani a tutti gli effetti, possono anche essere operati e “strappati” alla morte. In alternativa c’è la clandestinità. Un fenomeno che è vivo da sempre ma che comporta rischi e guai di natura legale: sono famosi a riguardo, per l’immaginario collettivo, quadri come per esempio “Lezioni di anatomia” del dottor Tulp di Rembrandt. I futuri medici potevano vedersi alle prese con un cadavere in attesa di biopsia: si compivano vere e proprie retate notturne e si portava a compimento la missione di essere riusciti a capire come, concretamente, il cuore spinge il sangue per tutto il corpo, come i glomeruli renali si avvinghiano l’un l’altro filtrando le sostanze azotate, come il fegato metabolizza questo o quell’altro alimento. Ma oggi, ripetiamo, a differenza di altri Paesi come la Francia e la Spagna (in Francia dal 1960 a oggi sono stati donati alla medicina più di 50mila corpi), non si può fare. A grave discapito dei medici che verranno: “Senza dubbio la possibilità di avere a che fare con un corpo donato alla scienza offrirebbe delle grosse chance in più agli studenti che intendono comprendere appieno l’anatomia e la fisiologia umana. Tuttavia non è possibile – spiega Antonio Farneti, Direttore di Medicina Legale dell’università degli studi di Milano -. Se i giovani medici avessero questa carta da giocare potrebbero raggiungere risultati oggi inimmaginabili, che, per esempio, una biopsia non è assolutamente in grado di garantire. Si potrebbero realizzare dissezioni di un organismo per capire come funziona ogni singolo organo e in che modo interagisce con gli altri. Si potrebbero preparare vie d’accesso chirurgiche diverse da quelle attuali, tradizionali, risultati di cui tutta la medicina potrebbe beneficiare”. Ma è proprio così difficile avere a che fare con un corpo da studiare nei minimi dettagli, con l’ausilio di bisturi e pinzette? “Lo ribadisco – continua Farneti -. In Italia la chirurgia su cadavere non è concessa. Non esistono normative a riguardo. Le salme non possono assolutamente essere violate. Peraltro nel Belpaese non ci sono neppure le attrezzature atte a sostenere un’attività del genere. Le celle di conservazione non esistono più da tempo”. Per fortuna ci sono delle vie di mezzo, circostanze che, in qualche modo, consentono comunque a un giovane medico di affrontare con rigore la anatomia. “I nostri piani didattici prevedono che i ragazzi di medicina frequentino corsi legati all’anatomia patologica - racconta Adriana Arminio, segretaria didattica del corso di laurea in medicina chirurgia -. Nei laboratori dell’università disponiamo per esempio di organi espiantati che si possono analizzare al microscopio, maneggiare come e quando si vuole. In particolare questi corsi sono indicati per chi affronta la specializzazione in medicina legale, corsi nei quali le autopsie hanno evidentemente un ruolo prioritario”. Ma la legge cosa dice di preciso? Per ora la legge – come ha commentato Farneti – afferma che i corpi post-mortem non possono essere donati in nessun caso. Tuttavia c’è chi si sta muovendo per risolvere definitivamente la questione. È Katia Canotti, deputata ds, prima firmataria della legge sulla donazione del corpo. “La legge sulla donazione post mortem dei corpi c’è ma fatica a procedere nel suo iter parlamentare. In particolare sono io la prima firmataria di una proposta di legge che ho depositato recentemente presso la Commissione Affari Sociali. Al momento non è compresa nel calendario degli impegni imminenti che l’ente governativo si appresta a risolvere, ma di sicuro lo sarà presto”. Secondo la deputata dell’Ulivo una legge del genere potrà giovare enormemente alla ricerca scientifica nazionale. “Offrirà soprattutto ai giovani un’alternativa alle fughe all’estero dove il confronto con l’anatomia su un tavolo dell’obitorio è assicurata e legale – puntualizza Canotti. A fianco dell’iniziativa lanciata dalla deputata dell’Ulivo si sono già schierati molti medici e associazioni scientifiche.

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