Api, mosche e carpe curano i nostri mali

Applicare fisicamente sul corpo di un malato un animale per combattere le malattie. Era un pratica frequente fino al secolo scorso, poi con i progressi della medicina la cosiddetta bioterapia è venuta meno. In realtà da pochi anni a questa parte sta vivendo una seconda giovinezza: molti tra i più importanti ospedali del mondo, Italia compresa, stanno infatti rispolverando antichi trattati di medicina per scovare vecchi rimedi ottenibili tramite l’azione diretta di un animale su un corpo umano. Partiamo con l’apiterapia. In questo caso l’azione diretta su un corpo è determinata dall’impiego dei più noti imenotteri. Si utilizzano le tipiche pinzette da laboratorio, si prende un’ape viva, e la si pone sul punto anatomico del malato sul quale si intende intervenire. L’ape fa il suo dovere, cioè punge il malato: in questo modo il suo veleno penetra nei tessuti e incredibilmente, anziché aggravare la situazione del paziente, la migliora. Come? Facendogli sparire il dolore. L’apiterapia è consigliata soprattutto per chi soffre di dolore cronico, in particolare per chi ha problemi muscolari: il veleno degli imenotteri svolge una funzione analgesica. Stimola le ghiandole surrenali a produrre un’elevata quantità di cortisone naturale, che funge da antidolorifico e antinfiammatorio. Il veleno è utilizzato anche per combattere malattie reumatiche, sciatalgie, lombalgie. (Lo shock anafilattico è scongiurato da un’iniezione di adrenalina). Abbiamo poi le carpe che servono a combattere patologie della pelle come la psoriasi. Ci sono delle sorgenti naturali nel Caucaso dove vivono carpe della specie Garra rufa e Cyprinon macrostomus. In queste pozze i malati si immergono e lasciano che i pesci si nutrano delle scaglie della pelle tipiche della malattia, di cui vanno ghiotti al pari dello zooplancton, loro cibo tradizionale. Dicono gli scienziati che con la bioterapia basata sulla azione delle carpe si possono raggiungere ottimi risultati: la cura dura 3 settimane e consiste in due sedute al giorno di 4 ore l’una. Altro rimedio bioterapico è quello dell’applicazione delle larve di mosca per arrestare la crescita dei germi dovuta a escoriazioni e di guarire le ferite. La cura con le larve dei ditteri è stata recentemente reintrodotta in Inghilterra in 400 ospedali. Secondo Steve Thomas, medico del Princess of Wales Hospital di Bridgend (GB), le larve delle mosche sono ancora più potenti degli antibiotici. Infine ci sono le più note sanguisughe, da non molto alla ribalta delle cronache per il fatto che, molti vip hollywoodiani, hanno deciso di farsi curare con esse: famose in particolare le foto della schiena di Gwyneth Paltrow, in cui si vedono benissimo i segni lasciati dai famosi irudinei. Dopo tanto tempo le sanguisughe sono tornate in farmacia al costo di 20 euro a “confezione”: si tengono in una bacinella d’acqua a temperature di 5 – 15 gradi centigradi e le si utilizzano al momento opportuno. Secondo Scott Levin, chirurgo della Duke university, le sanguisughe sono in grado, in campo chirurgico, di aiutare a riconnettere non solo arterie, ma anche le piccolissime venuzze della mano e del polso negli interventi in cui l’arto viene reimpiantato dopo incidenti di varia natura. Inoltre le sanguisughe quando sono all’opera iniettano nei pazienti un potentissimo cocktail fatto di sostanze anticoagulanti, anestetizzanti e antibiotiche che riducono la pressione dovuta alle perdite di sangue.

(Pubblicato su Libero il 30 novembre 06)

Commenti

Post popolari in questo blog

Cuore, reni, ossa: quanto costa l'uomo al pezzo

Stelle o triangoli. Lo scarabocchio rivela chi siamo

I difetti femminili che piacciono agli uomini