Attacchi di panico: li scatena un'anomalia genetica

Quasi ogni giorno si sentono notizie sugli attacchi di panico. E l’argomento si accende soprattutto durante l’estate quando l’incidenza del disturbo, a causa delle alte temperature, pare essere superiore rispetto alle altre stagioni dell’anno. L’attacco di panico è una vera tempesta biochimica che colpisce come un fulmine a ciel sereno l’organismo: nausea, tremori, fiato corto, tachicardia, paura di impazzire sono solo alcuni dei sintomi chiave della malattia. Circa il 3 percento degli italiani ne soffre cronicamente (almeno il 35 percento ha subito un attacco di panico nella sua vita). Ora però una scoperta fatta da studiosi dell’Istituto di biologia medica e molecolare di Barcellona, consente di guardare al male da un nuovo e promettente punto di vista. Si pensa infatti che alla base della malattia ci possa essere una piccola anomalia genetica. Anomalia che secondo i ricercatori è rintracciabile in una regione del cromosoma 15, la quale risulta raddoppiata nei pazienti colpiti da questo disturbo d’ansia. Xivier Estivitt, a capo della ricerca, ha in particolare evidenziato che nove pazienti su dieci affetti da Dap (Disturbo da attacchi di panico) sono contraddistinti da questa duplicazione di una piccola regione del cromosoma 15, denominata “Dup 25”. Estivitt dice che a quest’area appartengono 60 geni direttamente coinvolti nella comunicazione tra neuroni, parte dei quali sarebbero specificatamente legati all’intolleranza allo stress. Per arrivare a questi risultati l’equipe di studiosi spagnola ha analizzato 70 persone affette da attacchi di panico: il 97 percento presentano questa anomalia contro il 7 percento della popolazione di controllo. Ora lo scopo dei ricercatori è quello di identificare con esattezza quale gene della “Dup25” è legato ai disturbi d’ansia. Da qui si potrà quindi partire per sviluppare farmaci capaci di sopprimere il gene “bacato” aiutando così i pazienti a dominare le loro ansie con una terapia mirata. Oggi gli attacchi di panico riguardano un numero sempre maggiore di individui. Il male concerne soprattutto le donne in un rapporto 3 a 1. Manager, persone “in carriera” o iperattive (soprattutto tra i 30 e i 45 anni) sono in genere i soggetti più vulnerabili. Gli attacchi si scatenano all’improvviso e l’elemento costante è la paura di morire.

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