Da 7 anni, ogni mese, si estingue una specie di animale domestico

C’erano una volta in Europa e nel mondo un numero incredibile di varietà animali addomesticate: suini, equini, ovini, caprini e bovini, con caratteristiche anatomiche precise, in grado di offrire all’uomo prodotti diversissimi tra loro. Oggi però non è più così. Via via che il tempo passa l’eccezionale variabilità genetica delle specie domestiche a disposizione della razza umana sta progressivamente diminuendo. Esperti della Fao parlano di “erosione genetica”, definendo un fenomeno a quanto pare irreversibile che porta a un drastico depauperamento delle varietà domestiche a nostra disposizione, a vantaggio di varietà che abbiano una sola prerogativa: rendere al massimo. Stando ai dati accumulati nel rapporto “The State of the World’s Animal Genetic Resources”, (lo Stato delle risorse genetiche animali del mondo per l’alimentazione e l’agricoltura), e presentati in questi giorni alla Commissione sulle risorse energetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, ogni mese, da sette anni a questa parte, si perde una varietà animale. In compenso animali come le mucche appartenenti alla varietà frisona, molto redditizia, stanno invadendo ogni parte del mondo: oggi queste ultime si trovano addirittura in 128 paesi. Per capire la gravità della situazione basta citare l’esempio relativo alle condizioni dei suini indigeni in Vietnam: nel 1994 i maiali tipici indiani, allevati per scopi alimentari, erano il 72 percento, oggi questo dato è sceso intorno al 20 percento. D’altronde, precisano gli esperti, c’è ben poco da fare. La continua crescita delle persone a livello globale – da qui al 2040 passeremo da 6 a 9 miliardi di individui - non offre molte alternative: sono necessari animali che, a parità di peso e caratteristiche fisiche, diano il più possibile. Ecco quindi farsi avanti mucche che fanno più latte, galline che fanno più uova e pecore che fanno più lana. Mentre il destino delle sottospecie animali che non rientrano in questa categoria di superproduttori è uno solo e si chiama estinzione. In particolare, uno studio diffuso l’anno scorso sempre dalla Fao, dice che circa il 20 percento delle razze animali sono a rischio d’estinzione. Delle oltre 7.600 razze di bestiame riportate nella banca dati della Organizzazione delle Nazioni Unite Per l’Alimentazione e l’Agricoltura,190 si sono estinte nel corso degli ultimi 15 anni ed altre 1.500 sono considerate a rischio d’estinzione. Negli ultimi cinque anni sono andate perdute circa 60 razze bovine, ovine, suine. Attualmente solo 14 delle oltre 30 specie di mammiferi addomesticati e di volatili forniscono il 90 percento dell’alimentazione umana di origine animale. Niente di irreparabile se, ripetiamo, il fenomeno non risultasse progressivo e almeno fino ad ora irreversibile; e se questo ulteriore aspetto della fine della biodiversità sul pianeta non portasse con sé anche effetti collaterali capaci di incidere negativamente sullo stesso sviluppo del genere umano.

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