Demenza, un test la prevede con sei anni di anticipo

Presentato di recente a Washington, nel corso della Conferenza Internazionale per la prevenzione delle malattie neurodegenerative, il primo test in grado di predire con 6 anni di anticipo l’evoluzione della demenza. È il risultato che è stato ottenuto da un team di scienziati Usa. “Ci sono test che accuratamente predicono le possibilità di venire colpiti da disturbi cardiovascolari o altre malattie, ma, fino ad ora, non è mai stato sviluppato un test simile per la demenza senile – ammette Deborah E. Barnes, ricercatrice presso l’università della California. Il test si avvale di un elenco di 14 punti da verificare, comprendenti la storia clinica del paziente, test cognitivi ed esercizi fisici. La sua attendibilità sfiora il 90 percento. Secondo gli studiosi con questo sistema saremo presto in grado di agire in anticipo sulla malattia, quando ancora non sono comparsi i sintomi. Barnes commenta anche le caratteristiche tipiche delle persone a rischio demenza: individui che hanno più di settanta anni, ottengono scarsi punteggi nei test cognitivi, sono lenti in certi movimenti come allacciare i bottoni della camicia, hanno subito interventi chirurgici. Secondo il nuovo test chi ottiene un punteggio compreso tra 0 e 3 presenta un rischio del 6 percento di sviluppare la demenza entro sei anni. Per chi raggiunge un punteggio tra 4 e 6 il rischio sale al 25 percento. Oltre 7 il rischio è del 54 percento. A questi risultati si è giunti dopo una decina d’anni di studi effettuati coinvolgendo più di 3mila persone aventi un’età media di 76 anni. Il 59 percento dei partecipanti alle sperimentazioni erano donne e il 15 percento afroamericani. “Da qui si intende partire per verificare l’attendibilità del nuovo test anche in altre etnie – ha precisato Barnes. Intanto veniamo a sapere che il numero dei pazienti malati di Alzheimer, da qui al 2050, quadruplicherà. Secondo un articolo diffuso recentemente dalla Johns Hopkins university oggi ci sono nel mondo 26 milioni di malati di demenza, tra una quarantina d’anni saranno 106 milioni. Si stima che entro il 2050 una persona adulta su 85 sarà colpita da una patologia neurodegenerativa. “Se non verranno attuate alcune misure preventive per rallentare la progressione – ha detto Ron Brookmeyer, primo autore dello studio e capo del Master of Public Health Program della Bloomberg School – si avrà un impatto enorme sulla salute pubblica”. Il più ampio incremento della prevalenza della patologia si registrerà in Asia: si passerà dagli attuali 12 milioni e 650mila malati di Alzheimer ai 62,85 milioni del 2050, che rappresenteranno il 59 percento di tutti i casi mondiali.

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