È con l'istinto che si fanno le scelte migliori

Quante volte prendiamo decisioni seguendo l’istinto? E quante volte ci siamo domandati se abbiamo fatto bene? Ecco la risposta: probabilmente abbiamo fatto bene. Anzi. È bene che anche tutte le altre volte che ci capita di dover scegliere “al volo” ci lasciamo guidare dall’istinto: stando infatti a uno studio effettuato da scienziati inglesi l’istinto non sbaglia quasi mai, mentre se perdiamo del tempo a “decidere”, potremmo ritrovarci pentiti, o comunque finire per assecondare una scelta per noi meno vantaggiosa. Per arrivare a ciò gli studiosi hanno condotto un semplice test. Hanno mostrato a un gruppo di partecipanti uno schermo gigante con raffigurate tante crocette (660 per l’esattezza), distanziate tra loro una decina di centimetri. Una delle crocette era leggermente diversa dalle altre. A questo punto hanno chiesto alle persone coinvolte nel test di individuare in tempi differenti quale fosse il simbolo anomalo. Risultato. Indovinava il 95 percento dei soggetti che elaboravano la risposta dopo mezzo secondo, e solo l’80 percento di coloro che ci mettevano un secondo. Arrivando però a due secondi, i soggetti ritornavano ad azzeccare correttamente la risposta. Dunque in che modo l’uomo si destreggia correttamente quando deve prendere una decisione all’istante o dopo un certo margine di tempo, mentre nella fase intermedia sbaglia? Per spiegare ciò dobbiamo considerare il fatto che il messaggio recepito dalla retina fa un percorso nel cervello prima di arrivare a destinazione. La prima tappa vede il frutto dell’azione del nervo ottico giungere in una zona cerebrale chiamata corteccia visiva primaria: questa area è coinvolta nei processi inconsci e quasi mai detta al cervello una considerazione errata. Da qui l’informazione visiva prosegue la sua corsa per raggiungere le due tappe finali: la regione parietale e la corteccia frontale. Queste ultime due zone del cervello sono legate al riorientamento, spiegano sulla rivista Current Biology, Li Zhaoping e Nathalie Guyader, ricercatori dello University College di Londra. Sono in pratica due aree che consentono all’uomo di riconoscere oggetti familiari in contesti non familiari, rallentando però drasticamente la capacità di individuazione. In sostanza quando il messaggio della retina arriva in questo punto dell’organo cerebrale, davanti a una decisione da prendere immediatamente, si rischia di prendere un granchio e sbagliare clamorosamente. Si capisce ora come mai le persone coinvolte nel test dopo un secondo sbagliavano di più rispetto a quelle che davano la risposta in mezzo secondo. Ma qual è il vero significato di questo studio? Chiarito il fatto che per la prima volta è stato scientificamente dimostrato che l’istinto è un attitudine umana da non sottovalutare, adesso si pensa di ricondurre questi studi in campo medico per salvaguardare la vita di chi soffre di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

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